venerdì 30 dicembre 2011

Un dibattito per il 2012

Gli spunti:


Sarah Dunant su Bbc News : ci è stato detto che lo sviluppo si deve fermare per salvare il pianeta, esausto dal suo sfruttamento; e ci è stato detto che solo lo sviluppo può salvare il nostro benessere, oberato dai debiti.


Antonio Polito spiega sul Corriere della Sera perché il capitalismo e la crescita economica sono strumenti indispensabili per il miglioramento della vita delle persone, non solo dal punta di vista materiale ma anche dell’equità sociale: «Non c’è scampo: senza crescita, non vince nessuno e perdiamo tutti».

La contraddizione è bruciante, e qualcuno ci perde la testa... dite la Vostra ....


Nel frattempo fino al 22 gennaio 2012 a Firenze nel palazzo Strozzi è aperta la Mostra:

Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità

Racconta la storia dell’invenzione del sistema bancario moderno e del progresso economico cui ha dato origine, ricostruendo la vita e l’economia europea dal Medioevo al Rinascimento



lunedì 19 dicembre 2011

Per sfondare nell’arte sono andata a New York

Ne avevamo parlato qui :
http://iniziativa21058.blogspot.com/2011/07/costruire-un-parco-nel-cielo-walk-ways.html
 ma ora siamo felicissimi che un’italiana dirigerà il lato artistico di una delle passeggiate più frequentate di New York. È Cecilia Alemani, 34 anni, 


da novembre curatrice della High Line Art, il programma di arte pubblica del parco nato dal recupero della vecchia linea ferroviaria sopraelevata che attraversa Chelsea, il quartiere a più alta densità artistica di Manhattan. Inaugurata nel 2009, in poco tempo la High Line è diventato uno dei luoghi imprescindibili della città

                                 

«Non è solo una bella vista. È un volano per l’economia: ha generato 2 miliardi di dollari di investimenti», ha detto il sindaco Michael Bloomberg. «Ora sarà anche un museo a cielo aperto: un luogo pacifico e gratuito dove ammirare opere di arte contemporanea», dice Cecilia, laureata in filosofia all’università Statale di Milano e arrivata negli Usa nel 2003. «Sono venuto a New York per un master in studi curatoriali, poi non sono più tornata indietro», racconta.
Adesso ha davanti una sfida impegnativa: in poco più di due anni la High line ha attirato più di 7 milioni  di visitatori. «È la prima volta che mi confronto con un pubblico così grande, molto diverso da quello delle gallerie d’arte, non si tratta di specialisti. Ed è la prima volta che mi dedico al 100% alla sfera pubblica. Ma l’opportunità di parlare a una audience cosi vasta è una cosa molto rara oggi giorno, per me è un grandissimo stimolo», spiega la Alemani, che ha già curato eventi e progetti a New York, come la mostra Comfort of Strangers allestita nel 2010 al MoMa nel 2010.
Ora dovrà occuparsi di scegliere progetti, performance e istallazioni su questo frequentatissimo ponte di ferro lungo circa 2 chilometri, costruito a 10 metri di altezza dalle strade che vanno dal Meatpacking district alla 34a strada.
Se si chiede a Cecilia perché ha scelto di fare questo lavoro, lei risponde così: «Curare mostre significa lavorare direttamente con gli artisti per realizzare i loro progetti più impossibili. È sicuramente l’aspetto più stimolante». Il suo lavoro attuale sarebbe possibile in Italia? «Qui c’è sicuramente una sensibilità e un’apertura diversa dall’Italia e forse la gente è più abituata a essere sorpresa dall’arte in luoghi pubblici».
Eppure ci sono esempi positivi anche da noi: «A Milano il dito di Cattelan svetta ancora in piazza Affari, un segno dell’apertura dei milanesi all’arte», ricorda Cecilia. Allora perché andare via? «La società americana, a differenza di quella italiana, è meritocratica: non importa da dove vieni o quanti anni hai, se sei bravo e qualificato nel tuo campo troverai di sicuro un lavoro», risponde la curatrice. Il suo ultimo incarico, per esempio, lei lo ha ricevuto così: «Sono stata contattata direttamente da uno dei cofondatori di Friends of the High Line, l’organizzazione non profit che si occupa di gestire il parco».
Quindi in Italia proprio non tornerebbe? «Solo se la situazione culturale si sbloccasse e rinfrescasse un po’. Se si lasciasse modo alle giovani generazioni di inserirsi in un circuito culturale che è da sempre in mano a una gerontocrazia. Per ora vedo poche piattaforme dove giovani curatori possano lavorare in libertà. Ma ovviamente l’Italia è sempre nel cuore. Ci torno spesso e mi piacerebbe un giorno vedere la grande creatività italiana rifiorire a livello internazionale».

di Antonio Sgobba nuvola.corriere.it


sabato 17 dicembre 2011

Stefano non ha paura a tirare i calci di rigore

dal Blog di Pippo Civati 


Stefano si è laureato. Con 110 e lode. Perché Stefano è uno che studia. Che fa le cose sul serio. E si è dato da fare. Anche perché dovrà fare il segretario del Pd, tra un po’ di tempo, e si deve attrezzare.
Ieri è venuto a trovarmi, con Andrea, per preparare la prossima delle nostre iniziative. Che a me piace organizzare con loro, perché sono giovani e sono bravi. E sono curiosi. E si imparano un sacco di cose, anche.
Ed era un po’ malinconico, mi sembrava, perché si laureava. Che ci siamo passati tutti. Che si pensa che si diventa grandi (non è vero!) e ci sembra un passaggio epocale, di quelli che cambiano tutto. E fin qui non è una novità (cioè per Stefano lo è, altro che storie, ma noi sappiamo che poi le cose non stanno proprio così, come quando ci sono le copie rilegate, il rinfresco, e i parenti, e ti passa l’adrenalina, e ti senti stanco come poche altre volte prima).
Solo che Stefano sembrava preoccupato di quella preoccupazione che accompagna tutti i giovani italiani, di poter poi fare qualcosa di bello, che si è sognato di fare, in un tempo ragionevole. E oggi il cuor leggero non ce l’ha nessuno. Nemmeno qui al Nord, nemmeno col pezzo di carta, nemmeno con tanta voglia di fare.
Ecco, forse dovremmo preoccuparci per lui anche noi. Perché Stefano se la caverà, non scherziamo, ma il Paese a cui si affaccia deve essere migliore di così. E la preoccupazione potrà passare, poi, perché avremo cambiato le cose. Almeno un po’. E non solo per lui. Ma anche.

...comunque Stefano non ha paura a tirare i calci di rigore....


venerdì 16 dicembre 2011

Storie geniali di italiani all'estero



Storie appassionanti, vite straordinarie di dieci italiani di successo di cui Fiorella Kostoris e Gianfranco Rossi hanno raccolto le testimonianze. Biografie accomunate da una stessa vicenda: la scelta, inevitabile o perseguita, di abbandonare il Bel Paese alla volta degli Stati Uniti. Lì, nella Silicon Volley, hanno creato le loro imprese, hanno trovato i capitali per realizzare le invenzioni più sorprendenti dei nostri tempi e sono diventati a loro volta operatori di venture capital per incentivare le imprese di altri ricercatori. Il successo del mouse si deve, per esempio, a un italiano, fondatore della Logitech; grazie agli studi di un italiano è nata l'insulina artificiale, pietra miliare della biotecnologia. Italiani, dunque, popolo di creativi, di intelligenze brillanti e produttive nei più disparati ambiti della scienza, della ricerca tecnologica, dell'innovazione. 
Potrà mai l'Italia, strutturalmente caratterizzata nell'epoca contemporanea da una scarsa propensione al rischio, da eccessive burocrazie e politicizzazioni, da insufficienti investimenti nel capitale umano e nella ricerca, riuscire a fermare questo esodo di eccellenze e ad attirarne di esterne?


A quali condizioni e in che modo si riesce a creare un’idea d’impresa e a farla è il vero tema di questo libro dall' introduzione del Libro:





...da tutte le autobiografie emergono alcune pratiche o regole empiriche, che servono a misurare le
potenzialità e a indirizzare le modalità d’azione del nostro paese, in questo momento, nell’arena del mercato/economia della conoscenza. Tali pratiche, in particolare, hanno come prerequisito
la presenza operativa, nelle imprese del Paese, di almeno una delle seguenti capacità:

􀀹 di generare impresa attraverso:

1. spin-off di vocazioni a fare impresa e di abilità di management. I distretti industriali e la capacità di
trasformazione nel nostro tessuto economico sono la testimonianza che esistono flussi vitali che
riescono a scorrere, dal grande al piccolo e dal piccolo al grande, entrambi belli e naturali per il
nostro paese.

2. creazione di valore, con l’accumulo di capitale intellettuale “in eccesso” costruito nelle aziende

con gli “intangibili”5 ( in particolare quella combinazione variabile e mai compiutamente
rappresentata nelle brochure aziendali di: capitale umano, stock-option, relazioni, immagine,
proprietà intellettuale…) e liberato verso l’esterno. Il cosiddetto “Made in Italy” è la testimonianza di un
processo di questo tipo, che genera quella conoscenza diffusa e “implicita” che costituisce la
base di creatività individuale e collettiva, che solo talvolta fa emergere i valori patrimoniali, che il
nostro paese possiede di più e meglio, forse, di altri


􀀹 di conoscere, di governare e di cambiare le caratteristiche della propria cultura interna, affinché queste siano tali da svilupparne le capacità innovative:”the most important factor driving innovation is the internal culture of the company” (daLarry Yu- Measuring the culture of innovation, MIT Sloan Management Review, Summer 2007). Un’impresa non diventa innovativa solo per volontà o decisione del suo Ceo.


􀀹 Di spingere il sistema dell’educazione ad essere “strumento di sviluppo” delle imprese, in quanto costruttore delle prime credenziali delle persone, che sono costituite dal loro CV


􀀹 Di essere fattore di integrazione tra le culture del mondo e quelle delle comunità dell’Italia, come appare dalle storie di vita di questo libro.


L’ordine in cui si pongono le evidenze “empiriche” qui proposte, relative ai driver delle imprese per promuovere i “cervelli” del paese, è quello della complessità e dell’interazione crescenti tra impresa e società. Per la parte finale dell’elenco i casi esemplari sono, in questo momento, molto rari. Ma possono crescere





Leggendo infine nelle dieci storie di vita che


1. Le ragioni della partenza nascono da imprese o organizzazioni italiane di ricerca scientifica che sanno sviluppare progetti senza confini geografici


2. La decisione di restare è presa per la salvaguardia dell’investimento personale


3. L'iter per il successo è l’evoluzione del proprio ruolo gestita come imprenditori di se stessi


4. I motivi del successo sono la propria competenza e la propria visione


5. Rimane quasi sempre aperta l’opzione tornare/non tornare


il rapporto con l’Italia dà il senso complessivo alla propri azione possiamo vedere come grande opportunità il moltiplicarsi di nuove storie di questo tipo, avendo come orizzonte il mondo. Molte ancora, per altro, sono le testimonianze, simili a quelle qui raccolte, che si possono proporre, specie quelle che si riferiscono ai talenti che passarono per l’Olivetti e per altre grandi imprese italiane. Percorrendo i ruoli che possono occupare non solo i nostri ingegneri e architetti, i nostri biologi, ma tutti quelli che ricominciano a “viaggiare” con quelle nostre imprese che stanno riacquistando quote di commercio mondiale, si vede un’Italia che vive nel mondo reale e regge i pesi dell’evoluzione della geopolitica e dell’ambiente, continuando a garantirsi un futuro“senza confini”.






giovedì 8 dicembre 2011

Sergio Nava e il suo Blog "La fuga dei talenti"

L’Italia non e’ Europa. Lo dico e lo scrivo con tutta l’amarezza di essere italiano. O meglio, un “giovane italiano”. Ancora “giovane” per gli standard di un Paese dove non invecchi fino a 40 anni (se ti va bene). Un Paese che, per dirla col regista Mario Monicelli, “due generazioni di classe dirigente hanno portato alla deriva”.
Perché questa è l’amara verità: in Italia i giovani migliori e più preparati, quelli dalla maggiore apertura e mobilità internazionale, sono invogliati a far le valigie e ad andarsene. Normalmente a lavorare in un Paese straniero, in grado di valorizzarne per davvero le capacità. Qui non c’è posto per loro: qui comanda, in ogni settore, una classe dirigente che protegge i propri raccomandati e i propri vassalli. I bravi non servono, i bravi danno fastidio: perché chiedono meritocrazia, puntano ai risultati, vogliono farsi spazio solo grazie alle proprie capacità.
Questo blog, insieme all’iniziativa editoriale che l’accompagna, si pone un unico obiettivo: far prendere coscienza alla generazione dei ventenni e dei trentenni italiani che questo è il loro Paese. Che non sta scritto da alcuna parte che i “figli di”, i leccapiedi, gli arrivisti sociali… in una parola, i “mediocri”, debbano prendersi i posti che spettano loro. E, magari, comandare pure su di loro.
Prendiamone coscienza, e cambiamo le regole del gioco. Siamo tanti, anche se non ce ne rendiamo conto. Sostituiamo questa mediocre classe dirigente, che usa un linguaggio tanto forbito quanto incomprensibile, con un’altra, fatta di giovani di talento. Che non hanno “santi in Paradiso”, ma un “Curriculum” degno di questo nome.
Dobbiamo provarci, per non perpetuare all’infinito questo “esilio” dei migliori.
Sergio Nava

Sergio Nava, classe 1975, giornalista, lavora in Italia ma ha accumulato negli anni diverse esperienze all’estero (in Francia, Gran Bretagna, Germania e Irlanda). Segue da vicino l’evolversi dell’Unione Europea, che considera -pur nei suoi attuali limiti- come l’unico approdo sicuro per curare l’Italia dei suoi mali endemici. Ritiene che la sua generazione sia la prima a poter veramente cambiare le regole del gioco nel Belpaese, se solo lo volesse, grazie anche alla maggiore apertura internazionale.
è diventato anche un programma di radio24
Dal sito di Radio 24: “Decine di migliaia di giovani lasciano ogni anno l’Italia. Si tratta molto spesso di laureati, appartenenti a tutte le categorie professionali. Provenienti dal Nord e dal Sud del Paese. E’ un’emigrazione di élite, lontana anni luce da quella degli inizi del XX° secolo. 
Il link alla pagina web del programma: CLICCA QUI

giovedì 1 dicembre 2011

una Patrimoniale equa e solidale secondo Daniele Cerioli



L'imposta patrimoniale è giusta!

BENI IMMOBILI (con assorbimento dell'Ici o di altre imposte sui valori immobiliari)
il valore del bene di riferimento per l'imposta è il suo costo di acquisto o costo di costruzione (immobili costruiti dal proprietario) che risulta sul certificato di proprietà rilasciato dal Comune ove è ubicato l'immobile.
il valore è incrementato annualmente dall'indice di riferimento di rivalutazione Istat appositamente dedicato

VALORI  da euro              0 ad euro 1.500.000     IMPOSTA  0,001  uno per mille    1500 EURO per 1.500.000 euro valore massimo
VALORI da  euro 1.500.000 ad euro  3.000.000    IMPOSTA   0,002  due per mille    4500 EURO per 3.000.000 euro valore massimo
VALORI da  oltre euro  3.000.000                        IMPOSTA   0,003  tre per mille     25500 euro per 10.000.000 euro (senza valore massimo) 

l'imposta si paga 50% entro 30 giugno e 50% entro 31 dicembre di ogni anno + 15 giorni

VALORI MOBILIARI

il valore di riferimento è il valore di mercato al 31 dicembre di ogni anno l'imposta è pagata col principio del sostituto di imposta dalla banca o dalla società finanziaria o assicurativa depositaria dei valori mobiliari  
nel rispetto della riservatezza dei titolari dei valori immobiliari di riferimento è versata  dal sostituto d'imposta cumulativamente per tutti i clienti entro 31 dicembre di ogni anno + 15 giorni

VALORI da euro  0  a  ......  senza limite     sempre  0,003  tre per mille

L'imposta sulle rendite finanziarie dei valori mobiliari saranno armonizzate ad un aliquota unica del 30%  sempre col principio del sostituto d'imposta l'imposta sulle rendite finanziarie dei valori mobiliari (titoli di debito) dei paesi sovrani UE-BCE-FMI- e altri enti di pubblico interesse europeo sarà agevolata al 10% ed esente per i prossimi 5 anni dall'imposta patrimoniale  dello 0,003 in tutti i paesi UE 

daniele.cerioli@email.it

sabato 26 novembre 2011

I Suggerimenti di Daniele Cerioli



1.  Tutti i cassaintegrati dal 1° giorno che sono in cassa integrazione e quindi retribuiti dal sistema di ammortizzatori sociali, si devono presentare al lavoro nel comune di residenza ogni mattina alle ore 8 tramite l'Agenzia del Territorio che gestisce  il comune stesso, in funzione delle attitudini e delle mansioni svolte. Svolgendo lavori che servono alla collettività, sino al giorno di reingresso nell'azienda di appartenenza.  
Questo dovrebbe valere anche per i disoccupati che ricevono sussidio dal sistema paese,  sulla base di euro 10/ora.  Per cui se percepiscono 200 euro a mese devono dare al sistema paese 20 ore di lavoro al mese

2. Tutti gli atti relativi agli immobili  migrano dai notai  al comune. Compratore e  venditore pagano al comune un compenso per il passaggio degli immobili e gli atti correlati mutuo o altro. Il comune rilascia il certificato di proprietà se l'immobile è regolare (previo verifica di agibilità di tecnico del comune) questo documento è l'unico che ne attesta la proprietà e che deve seguire l'immobile durante tutta la sua vita con tutti i vari passaggi (come per le auto).




3. Ogni impresa che fa lavorare a tempo indeterminato giovani compresi nella fascia di età 24 - 35 anni riceve ogni anno un bonus fiscale  in compensazione pari al 10% della retribuzione erogata al giovane che risulta assunto a tempo indeterminato: Esempio: se la Fiat  avrà 10.000 dipendenti in questa fascia  riceverà uno sconto sulle tasse dovute di 10.000 x 10% delle retribuzioni erogate ai giovani assunti a tempo indeterminato

Buon lavoro e forza col movimento delle nuove idee utili ai nostri figli

Daniele Cerioli anni 61 esperienze di 32 anni bancario quadro direttivo e ora imprenditore :
daniele.cerioli@email.it

martedì 22 novembre 2011

Nuove idee le trovate nel Top 100 Global Thinkers of 2011 di LSDP

di       
LSDP-04
Cari lettori di LSDP, ecco a Voi la nostra classifica dei pensatori globali del 2011.
 
 Prima di lasciarvi alla lettura, alcune “istruzioni per l’uso”. Qui trovate un riassunto dettagliato sui criteri che hanno guidato le nostre scelte. Nelle motivazioni trovate invece dei link per approfondire la conoscenza di ogni “global thinker”, in attesa dell’ebook/pdf in cui presenteremo i loro profili in maniera più estesa. Come lo scorso anno, abbiamo bisogno del vostro aiuto. Se la classifica vi è piaciuta aiutateci a condividerla sui vostri profili Facebook e Twitter, diffondendola tra i vostri contatti. Se avete amici stranieri fatela leggere anche a loro, usando la versione in inglese che abbiamo pubblicato in contemporanea. Se invece la classifica non vi piace fateci comunque avere le vostre critiche, che per noi sono preziose tanto quanto gli apprezzamenti. Adesso però ci siamo, buon pensiero globale a tutti!
 

martedì 15 novembre 2011

Giuseppe Goglio spiega le Potenzialità della Valle Olona



....La scelta dell’argomento  è stato quello di portare esperienze di viaggio. Viaggi dove cogliere l’occasione per cercare di imparare, provando ad accantonare la discutibile tendenza di molti italiani a viaggiare con la pretesa di insegnare.
L’obiettivo era, e resta perfettamente in linea con Valle Olona.com, propositivo. Raccogliere idee e indicazioni utili e rendere migliore la nostra casa, nel senso più esteso del termine, vale a dire la zona nella quale ci muoviamo tutti i giorni. In pratica, ritengo controproducente mettere le istituzioni di fronte a progetti faraonici o teorie macroeconomiche. La complessità implicita diventerà un ottimo pretesto per ignorarle. Di fronte a idee semplice, ma realizzabili soprattutto con buona volontà invece, l’impaccio amministrativo diventata la regola appare molto meno giustificato.
Nella realtà della Valle Olona, tutto questo si può tradurre con numerose proposte. Molte di più di quante sia possibile immaginare. Due esempi su tutti, continuando con una certa testardaggine a credere di poterne un giorno finalmente discutere in modo costruttivo con qualche Amministratore di buona volontà. Nel caso, vista la tendenza consolidata a scartare qualsiasi idea che non nasca all’interno di una Giunta, anche solo per non dover riconoscere meriti altrui, sono pronto a non rivendicarne la paternità e ad attribuire il merito a chiunque mostrasse la volontà di trasformarla in progetto.
Il primo caso è Fontaine de Vaucluse, un paese della Provenza, nel Sud della Francia. La presenza di una sorgente sotterranea e una sorta di profondo lago carsico hanno favorito anni fa l’insediamento di un industria della carta. Oggi, a ricordare quel periodo resta un mulino, molto simile ai tanti ancora presenti lungo l’Olona. La differenza è che questo mulino è tuttora in funzione. Come in origine, viene usato per la produzione della cellulosa, sfruttata poi nel laboratorio adiacente, a vista di tutti, per la realizzazione di prodotti artigianali. Prodotti messi in vendita nel negozio vicino, dove gli affari hanno tutta l’aria di andare decisamente bene. Intorno, bancarelle, chioschi, ristoranti, alberghi, bed & breakfast, posteggi, percorsi pedonali, un piccolo campeggio e anche un’area camper. In pratica, tutto quanto serve ad accogliere turisti, a trattenerli e far sì che tornino a casa soddisfatti. La migliore pubblicità. Tutto in un paese di circa seicento abitanti.
La Valle Olona in quel luogo sembrava al tempo stesso molto vicina e molto lontana. Vicina come conformazione e risorse, lontana anni luce per spirito di iniziativa e buona volontà. Da una parte, un fiume, un mulino e il territorio visto come risorsa, e di conseguenza conservato e valorizzato con un’economia locale capace di impegnare centinaia di persone. Dall’altra, parole, indifferenza e programmi incapaci di guardare oltre la scadenza elettorale.
L’altro esempio potrebbe essere la regione tedesca della Rhur, troppo simile e al tempo stesso troppo lontana come mentalità dalla Valle Olona. Meglio allora guardare a una zona non molto distante, l’area industriale sul Reno all’altezza di Strasburgo, al confine con la Germania. Una parte di quest’area è tuttora attiva e dà lavoro, ma la fascia lungo il fiume è diventata un grande parco. Una fascia di verde lunga chilometri, impreziosita da interventi di diversa natura. Ponti dall’architettura originale ma non invadente, percorsi in mezzo alla natura dove non mancano richiami all’arte e alla storia e, seguendo le consuetudini Nord-Europee, con iniziative finalizzate a coinvolgere bambini e quindi famiglie. Inoltre, aree giochi una diversa dall’altra, zone a uso esclusivo di Bmx, pattini e skateboard, labirinti e altro ancora. Infine, una semplice torre in legno e acciaio in mezzo al parco, realizzata con il contributo della popolazione in cambio di targhe commemorative su ogni gradino, offre un richiamo irresistibile da lontano e invita a tornare.

Potenzialità che in Valle Olona non solo non mancano, ma sono presenti in quantità ben maggiore, con in più un patrimonio storico importante. Gli edifici del periodo industriale abbandonati e idonei a un rapido recupero come piccoli musei tematici (la Valle stessa, la Valmorea, il Ciclocross, la produzione della Carta, la storia, l’acqua, il tessile, …) o altre attrazioni non mancano. La storia ha lasciato tracce preziose, il passaggio di persone potenzialmente attratte è altissimo, la natura accudita è pronta a trasformarsi in risorsa. Anche progetti per tanti negativi come la Pedemontana possono essere trasformati in opportunità, basta iniziare a mettere da parte strumentalizzazioni ed entrare nella mentalità di capitalizzare qualsiasi situazione. Invece, l’elenco delle occasioni gettate si allunga. PLIS, Expo 2015, Mi-Lu, Ferrovia della Valmoresa, sono solo alcuni esempi.


Le idee ci sono, le potenzialità anche, manca un ingrediente fondamentale. Sono tutti progetti per la cui realizzazione è indispensabile unire le forze. Un solo Comune, una sola Associazione non può andare lontano. Imparando a guardare oltre il proprio orto, a pensare all’interesse di una comunità e non alla propria campagna elettorale, unendo le forze al fine di realizzare un progetto per volta, un percorso lungo e impegnativo può essere diviso in piccoli passi alla portata di tutti.

Di seguito, invece, trovate  anche le critiche propositive di Giuseppe Goglio che volentieri accettiamo per migliorare i futuri Barcamp: "Inizialmente, sembrava un appuntamento come tanti. Uno di quelli il cui unico compito era inserirlo nell’Agenda di ValleOlona.com. Tutto però è cambiato quando gli organizzatori di Iniziativa 21058 hanno insistito per un intervento personale a BarCamp. Un giornalista solitamente dovrebbe concentrarsi sull’ascoltare le altre voci piuttosto che cedere alla tentazione di arringare lettori o platee. Per il semplice fatto di aver ricevuto una richiesta però, declinare l’invito sarebbe risultato poco opportuno. La piena convinzione di dover partecipare è arrivata al termine di un breve scambio di battute via e-mail, con la consapevolezza di poter contribuire in modo concreto a sostenere la comunità dove mi trovo a vivere ormai da lungo tempo.
L’idea di mettere a confronto punti di vista differenti e stimolare un dibattito risultava particolarmente invitante, e insolita per una zona come Solbiate Olona e dintorni. Insolita però si è rivelata anche la collocazione nel calendario, tale da scorag
Davanti a pochi intimi comunque, l’esperimento BarCamp è andato in porto. Di fronte alla richiesta di analizzare, senza pregiudizi e senza remore, la serata è quindi il momento per un’analisi. Difficile parlare di successo, questo è apparso evidente a tutti. Diversamente da altre situazioni simili però, un ottimo punto di partenza è come Iniziativa 21058 sia stata la prima riconoscerlo e a trarre quindi insegnamenti per il futuro.giare la presenza di pubblico, grazie anche a un clima non esattamente alleato.
Mi è stato espressamente chiesto di essere più schietto possibile, decisione rischiosa quando si ha di fronte un giornalista, ma anche coraggiosa. Come già accennato, l’idea è apparsa buona. La messa in pratica molto meno. La volontà di dare voce a tutti e non imporre alcun paletto, si è tradotta in un programma di interventi troppo eterogeneo, di fronte ai quali è risultato arduo avviare scambi di battute capaci di andare oltre qualche chiarimento.
Personalmente, tematiche di macroeconomia, considerazioni dal risvolto politico neppure tanto velato su decisioni e strategie di Governo nazionale risultano certamente interessanti ma ben al di sopra delle effettive potenzialità di una serata di questo tipo.
Proprio per questo, la scelta dell’argomento da presentare è ricaduta su qualche cosa che potesse riguardare tutti da vicino, qualche cosa di fronte al quale offrire un contributo o tirarsi indietro è una decisione personale e non dettata dalle circostanze. Per essere espliciti, è importante analizzare i particolari della situazione economica, e pochi probabilmente metterebbero in discussione l’opportunità di investire in ricerca, ma sono questioni sulle quali diventa fin troppo facile attribuire le responsabilità ad altri e di fronte alle quali l’unico dovere di cittadini raramente può andare oltre il voto in cabina."


L' articolo originale  lo trovare qui

mercoledì 9 novembre 2011

Matteo Contin spiega perche' la Noia potrebbe essere un 'oppurtinita'



Stasera abbiamo parlato tanto di problemi. Anche io ne ho uno ed è un problema di parole. Prendiamo ad esempio "Tempo libero", che farebbe presupporre a un'unità temporale imprecisata in cui non si ha nulla da fare. Ecco, vorrei allora capire come mai, sin da piccoli, impariamo a trovare modi per occuparlo quel tempo in cui non dovremmo fare niente.

Ho sempre letto per non annoiarmi e perchè era l'unico modo per andare a letto un pò più tardi quando ero piccolo. Con i genitori funziona sempre quando gli si chiede il permesso di stare svegli ancora un pò a leggere e non a vedere la tv. Si impressionano e tu puoi fare quello che vuoi.

Io quando avevo dieci anni, ero sempre annoiato. Il pomeriggio, finito i compiti, non sapevo mai cosa fare. Stavo un pò in giro per casa senza far niente, poi facevo qualcosa e mi dimenticavo di essermi annoiato. Se ho iniziato a scrivere (non che di mestiere faccia lo scrittore, lo faccio solo per sport), è proprio grazie alla noia. Avevo un computer con pochi giochi, figurarsi la connessione ad internet. Ho iniziato a scrivere perchè dopo che hai finito Fifa 1999 (quella con Vieri sulla scatola) e che i fuochi d'artificio del solitario non li sopporti più, la cosa che fai è mettersi a giocare con Word.

La noia è una delle cose più sottovalutate e ingiustamente combattute.

Perchè da un certo momento in poi abbiamo cominciato ad odiare il tempo libero e gli spazi vuoti? Non so, forse per la paura che nel nulla più totale, siamo obbligati per forza di cosa a rimanere con noi stessi. Mi piacerebbe vivere in un paese in cui nel nostro tempo libero, quel tempo libero lo sia davvero. Che sia libero dagli impegni e dalle agende, dalla palestra e dalle feste di compleanno, dal corso di decoupage e da quello di sub, dagli aperitivi e dalle visite ai parenti. Che sia, in fondo, un momento di assoluta libertà personale, dove possiamo permetterci di stare senza far nulla a guardare il soffitto, il cielo o fissare un muro. In silenzio, perchè si parla troppo di silenzio e non ne facciamo mai. Mi piacerebbe un paese che non ha paura nell'affrontarsi, nel pensare a sè stesso, che non ha paura del suo silenzio, perchè è proprio in quel silenzio che nascono le idee, le riflessioni, le storie.

E in un paese con un tempo libero per davvero, so che si potrebbe parlare in maniera più seria e partecipata dello spazio fisico in cui viviamo. Siamo circondati da spazi vuoti, geografici, non quelli della nostra testa, e mi piacerebbe che quei luoghi rimanessero tali. Mi piacerebbe che una volta riacquistato il nostro tempo libero, imparassimo a vedere gli spazi vuoti attorno a noi, non più come spazi inutili che solo una volta riempiti acquistano importanza, ma luoghi già colmi di cose invisibili che si possono sentire solo quando non si sta facendo niente.

Forse non sarà la soluzione a tutto, ma un pò di noia potrebbe anche aiutarci.

Aurora Onlus spiega come ridurre i costi dell' Asilo Nido e non solo



I negozianti pagano il parcheggio ai loro clienti: fin qui niente di strano, è una apprezzata abitudine. Ma a Tradate i negozianti offrono un altro genere di "sosta": quella dei bambini. Aldo Cipolli, presidente della cooperativa L'Aurora onlus, che gestisce il nido Nonna Papera, ha avuto l'intuizione di lanciare il progetto "Asilo gratis". "Il meccanismo è molto semplice", spiega, "i commercianti convenzionati fanno sconti ai genitori dei bambini che frequentano il nostro asilo e s'impegnano a versarci l'importo equivalente alla riduzione del prezzo. Noi accreditiamo la cifra alla Famiglia e rilasciamo al negoziante una fattura dove il denaro figura come donazione alla nostra onlus".La speranza dello staff di Nonna papera è che l'idea possa essere accolta anche da altre realtà del territorio per reagire alla crisi e ridare impulso all'economia locale.

Federico Cortiana racconta l' avventura della Virtus Solbiate


 

Eta' media della dirigenza 25 anni, che sia questa la soluzione...

martedì 8 novembre 2011

Stefano Catone spiega cosa hanno in comune l' Operatore di Borsa e il Pizzaiolo



 Stretti nella morsa della crisi finanziaria – forse una delle crisi più gravi della storia – non facciamoci prendere dalla fretta e dalla necessità del brevissimo termine, ma ricominciamo a pensare ai prossimi dieci, venti, cinquanta anni, perché solo con un pensiero di lungo periodo potremo costruire un paese migliore. Nei prossimi anni la crescita della popolazione mondiale e la crescita dei consumi mondiali eserciteranno pressioni sul prezzo delle materie prime. Senza materie prime non si vive, e per questo potranno essere loro il motivo di nuove guerre. 
Facciamo in modo che la speculazione sulle materie prime torni al suo ruolo naturale, e cioè quello di fornitore di liquidità al mercato, senza che sia la speculazione slegata dai fattori fondamentali a guidare i prezzi.
Allo stesso modo, la produzione di materie prime necessita di terra. Mentre Cina, Corea del Sud, Arabia Saudita e altri paesi acquistano in Africa terre per superfici equivalenti ad alcune nostre regioni, in Lombardia consumiamo 24 campi da calcio ogni giorno.
Una gestione attenta delle risorse, insomma. E pari dignità per operatore di Borsa, agricoltore e pizzaiolo.

Ivan Vaghi spiega perchè l' Italia non può rinunciare alla Ricerca di Base


Marco Tomasini spiega la Grande Crisi


Emanuele Ghioldi legge e commenta il Discorso di Pericle agli Ateniesi

       

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Laura Saporiti: Manifesto per il Paese che verrà


17 Marzo 2011

In occasione della celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia
L’ Associazione Iniziativa 21058 aveva presentato il suo 

MANIFESTO PER IL PAESE CHE VERRA’

 sarà letto e commentato da Laura Saporiti come introduzione al Barcamp




Un bellissimo sogno per altri 150 anni di storia comune, per un Paese finalmente compiuto nel quale:

Interesse nazionale, Legalità, Etica e Servizi per il Cittadino siano sempre le priorità di chi governa il Paese, al di là delle logiche di appartenenza a partiti e ad altri gruppi di interesse, unitamente alla capacità e al coraggio di varare interventi di lungo respiro capaci di dare sogni, speranze e dignità alle generazioni che verranno  

Tutti i cittadini possano partecipare con rinnovata passione al progresso del Paese attraverso l’attuazione di un Federalismo solidale costruito intorno ai Comuni, unico vero punto di contatto tra lo Stato e i Cittadini, e ad un sistema fiscale più equo e giusto

Attenzione agli altri, anche agli ultimi arrivati, Solidarietà, Integrazione e supporto alla Famiglia siano valori comuni e fondanti, perchè solo attraverso gli stessi si può aumentare la tenuta e la solidità del sistema Paese in un mondo che diventa sempre più globalizzato

Lavoro, Meritocrazia, Relazioni industriali, Salute e sistemi di Welfare siano forgiati sulle nuove esigenze produttive e sociali in modo da costrutire il futuro, e non gestire il solo contingente, garantendo lo sviluppo e il benessere delle imprese e di tutti i lavoratori      

Istruzione, Formazione, Innovazione, Tecnologia, Ambiente, Ricerca, Europa e Internazionalizzazione diventino le nuove frontiere della crescita culturale ed economica del Paese   

Arte, Storia, Tradizioni e Cultura siano ricompresi nel PIL Nazionale, in quanto ci piace pensare che lo stesso deve includere anche ciò che “rende la vita veramente degna di essere vissuta” 


Introduzione al Barcamp


Nella tradizione dell' Università di Stanford e sull 'esperienza maturata partecipnado ad ItaliaCamp , Iniziativa 21058ha organizzerà Lunedì 7 Novembre alle ore 21 un BarCamp dal titolo: L' Italia ce la farà? dedicato a promuovere nuove Idee per l' Italia. Sarà una conferenza collaborativa: dove  tutti contribuiranno alla riuscita dell'evento esponendo la propria idea in 5 minuti, a cui farà seguito una eventuale discussione con il pubblico per un max di 10 minuti. Il BarCamp sarà così generato dai partecipanti stessi. Nessuno sarà spettatore e tutti collaboreranno alla riuscita dell’evento: presentando un'idea attraverso un video, un Power Point o un racconto,  partecipando alla discussione o aiutando nell’organizzazione.Lo scopo è di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al futuro del nostro Paese.



"L'Italia è  un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l'incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l'intelligenza, come un vivido sangue. È un'intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d'un ingannevole, e forse insensato, conforto".

Natalia Ginzburg, "Le piccole virtù".

VERDEOLONA, verso Olona River Park 2030

Il programma del Workshop " VERDEOLONA, verso Olona River Park 2030 " rivolto ad Amministratori, Tecnici, Professionisti ...