giovedì 8 dicembre 2011

Sergio Nava e il suo Blog "La fuga dei talenti"

L’Italia non e’ Europa. Lo dico e lo scrivo con tutta l’amarezza di essere italiano. O meglio, un “giovane italiano”. Ancora “giovane” per gli standard di un Paese dove non invecchi fino a 40 anni (se ti va bene). Un Paese che, per dirla col regista Mario Monicelli, “due generazioni di classe dirigente hanno portato alla deriva”.
Perché questa è l’amara verità: in Italia i giovani migliori e più preparati, quelli dalla maggiore apertura e mobilità internazionale, sono invogliati a far le valigie e ad andarsene. Normalmente a lavorare in un Paese straniero, in grado di valorizzarne per davvero le capacità. Qui non c’è posto per loro: qui comanda, in ogni settore, una classe dirigente che protegge i propri raccomandati e i propri vassalli. I bravi non servono, i bravi danno fastidio: perché chiedono meritocrazia, puntano ai risultati, vogliono farsi spazio solo grazie alle proprie capacità.
Questo blog, insieme all’iniziativa editoriale che l’accompagna, si pone un unico obiettivo: far prendere coscienza alla generazione dei ventenni e dei trentenni italiani che questo è il loro Paese. Che non sta scritto da alcuna parte che i “figli di”, i leccapiedi, gli arrivisti sociali… in una parola, i “mediocri”, debbano prendersi i posti che spettano loro. E, magari, comandare pure su di loro.
Prendiamone coscienza, e cambiamo le regole del gioco. Siamo tanti, anche se non ce ne rendiamo conto. Sostituiamo questa mediocre classe dirigente, che usa un linguaggio tanto forbito quanto incomprensibile, con un’altra, fatta di giovani di talento. Che non hanno “santi in Paradiso”, ma un “Curriculum” degno di questo nome.
Dobbiamo provarci, per non perpetuare all’infinito questo “esilio” dei migliori.
Sergio Nava

Sergio Nava, classe 1975, giornalista, lavora in Italia ma ha accumulato negli anni diverse esperienze all’estero (in Francia, Gran Bretagna, Germania e Irlanda). Segue da vicino l’evolversi dell’Unione Europea, che considera -pur nei suoi attuali limiti- come l’unico approdo sicuro per curare l’Italia dei suoi mali endemici. Ritiene che la sua generazione sia la prima a poter veramente cambiare le regole del gioco nel Belpaese, se solo lo volesse, grazie anche alla maggiore apertura internazionale.
è diventato anche un programma di radio24
Dal sito di Radio 24: “Decine di migliaia di giovani lasciano ogni anno l’Italia. Si tratta molto spesso di laureati, appartenenti a tutte le categorie professionali. Provenienti dal Nord e dal Sud del Paese. E’ un’emigrazione di élite, lontana anni luce da quella degli inizi del XX° secolo. 
Il link alla pagina web del programma: CLICCA QUI

1 commento:

  1. Il pezzo di Irene Tenagli sul "talento" per lo speciale de La Stampa sull'Unita' d'Italia
    La Stampa, 20 Novembre 2011

    Poche cose hannodefinito e caratterizzato la storia d’Italia quanto i suoi talenti. Talenti che tutti il mondo ci ha invidiato. DaGiacomo Puccini ad Enrico Fermi, da Amedeo Modigliani a Federico Fellini, da LuigiPirandello ad Enzo Ferrari e centinaia di altri ancora, in moltissimi campi ein ogni fase della nostra storia, incluso quella attuale. Perche’ anche seabbiamo la tendenza a riccordarci ed esaltare piu’ quelli passati che quelliodierni, tuttavia non mancano i talenti contemporanei riconosciuti e amati intutto il mondo: Roberto Bolle, Maurizio Cattelan, Roberto Benigni, Umberto Eco,Riccardo Muti, Giorgio Armani, Valentino Garavani, Renzo Piano, e moltissimialtri. Sono i talenti che fanno si’ che, nonostante tutti i nostri problemi, ilpensiero dell’Italia continui ad evocare qualita’ e sogno . Ma stiamo attenti anon fare un errore che purtroppo negli ultimi anni abbiamo compiuto spesso. Nondimentichiamoci che certi talenti non sono che punte di iceberg di sistemi piu’ampi alimentati da decine di altri talenti, forse meno visibili, mafondamentali. Ovvero i talenti di quelle persone che formano e riconoscono lequalita’ dei givoani emergenti, dandogli gli strumenti per crescere eun’opprtunita’ di esprimersi. E di quelle che li aiutano a realizzare i sogni ele visioni che hanno. I nostri stilisti e i nostri pretigiosi marchi di modanon sarebbero stati niente senza le eccellenze sartoriali del nostro territorio, le eccellenze delle nostre Ferrari eMaserati non sarebbero divenute quel che sono senza le nostre facolta’ diingegneria, cosi’ come i nostri grandi ballerini, musicisti e artisti non avrebbero potutocrescere senza le nostre scuole, accademie e tutte le persone che con grandepassione e dedizione li hanno seguito e hanno creduto in loro. Ecco, questo non dovremmo scordarcelo mai.Perche’ ricordarci queste cose ci aiuta a recuperare una prospettiva piu’giusta e completa di cosa sono e cosa significa parlare di “talenti” italiani.Ma soprattutto ci fornisce indicazioni preziose su come far si’ che il nostropaese possa continuare a coltivare ed alimentare queste eccellenze, senza mai darle per scontate, senza caderenella trappola di premiare le punte dell’iceberg, lasciando che le basiaffondino. Perche’ e’ su quelle basi che si erige il senso piu’ profondo dell’essereitaliani.

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