lunedì 31 dicembre 2012

Verso il 2013...

"Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci. E allora può diventare qualcosa di infinitamente più grande" (Adriano Olivetti)



lunedì 24 dicembre 2012

Idee per Riciclare



Riutilizzare, ridurre e riciclare: ecco la regola per un perfetto Natale green da programmare però. Ci viene incontro nientemeno che l’assessorato all’Ambiente dello Stato della Lousiana che ci spiega in 7 punti cosa fare in pratica per risparmiare e non sprecare risorse e avere un Natale verde, perché è questo il colore che dovremo adottare per le prossime festività.
Elettrodomestici: cercare opportunità di riuso e riciclo evitando di acquistare nuovi apparecchi per aspirare la polvere o inutili robot da cucina che dopo 15 giorni di uso finiranno a prendere la polvere, inutili tostapane che si useranno 10 volte all’anno.
Telefoni cellulari Se proprio decidete di sbarazzarvi di un cellulare in favore di uno nuovo, il vecchio se funzionante non buttatelo, ma donatelo a ONG, associazioni, gruppi di volontariato, può sempre fare comodo a qualcun’altro.
Elettronica Ricordate che computer, fotocopiatrici, fax, stampanti, monitor funzionanti possono essere donati a associazioni di volontariato o alla parrocchia. In Italia c’è l’associazione Progetto nuova vita che raccoglie Pc usati oppure Anch’io Pc; diversa la situazione se acquistate un nuovo Pc, allora sarà il negoziante per la legge uno contro uno a ritirare il vecchio e procedere allo smaltimento. In ogni caso per gettare via, come ultima istanza un apparecchio elettronico, consultate i siti di smaltimento autorizzati RAEE.
Giocattoli, vestiti e mobili
Se in buone condizioni non gettateli ma donateli alle Caritas parrocchiali, ai centri di accoglienza, agli istituti per mamme sole, insomma informatevi di chi ha bisogno nella vostra zona di oggetti utili, puliti e ancora usabili. Superato giocattoli e vestiti e mobili possono essere donati a organizzazioni come l’Esercito della Salvezza, veterani paralizzati, o Volontari d’America.
Come non creare rifiuti
Il punto è questo: non dobbiamo riempirci di oggetti di cui non abbiamo bisogno: basta acquistare inutilmente sopratutto per risparmiare. Non priviamoci del necessario ma evitiamo l’inutile. Esempio? Anche se costa pochi centesimi evitiamo d acquistare l’inutile carta da regalo che proviene nel 90% dei casi dalla Cina e usiamo carta che abbiamo già in casa, collage di fogli di vecchie riviste e accendiamo la creatività. Per le decorazioni natalizie guardiamoci attorno: riusiamo vecchi CD e DVD, la frutta come arance, mele o ciliegie candite, carta, lattine di alluminio
Impariamo la tecnica del pre-cycling
Cos’è il pre-cycling? Impariamo a pre-riciclare, ossia a scegliere e acquistare prodotti che sappiamo saranno già duraturi e riciclabili. Esempio? Albero di Natale vero o finto? Ma riciclabile e con materiali diversi. Se regaliamo fiori, scegliamoli in vaso saranno duraturi; pianifichiamo le decorazioni usando quelle dello scorso anno, scambiandole con i vicini, barattandole con gli amici e creandone di nuove con le nostre manine. Natale in coste della Louisiana.
Acquisti provenienti dal riciclo
Acquistiamo prodotti che provengono dalla catena del riciclo: carta, penne, mobili, design, scarpe, maglie, felpe, sciarpe, cappelli. Impegniamoci nel conoscere le nuove firme del design verde e del riciclo e scegliamo prodotti italiani.
Natale green con il riciclo creativo
tratto da http://www.ecoblog.it/post/40887/per-natale-idee-green-con-il-riciclo-per-risparmiare-e-fare-bene-allambiente di Marina Perotta

RICORDIAMO CHE DAL  3 GENNAIO 2013 A SOLBIATE INIZIERA’ LA DISTRIBUZIONE DEI KIT PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA PER L’ANNO 2013 
LA DISTRIBUZIONE AVVERRA’, GRAZIE ALL' ASSOCIAZIONE "INSIEME E' BELLO",
DALLE ORE 9.00 ALLE ORE 12.30 PRESSO L’IMMOBILE DI VIA VICINI 2

dal 3 al 5 GENNAIO
dal 7 al 12 GENNAIO  
15 – 17 – 19 GENNAIO
22 – 24 – 26 GENNAIO

IL KIT (PER LE FAMIGLIE) E COSI’ COMPOSTO:
-    n. 180 sacchetti in mater bi (n. 4 confezioni) per l’UMIDO;
-    n. 60 sacchetti viola  (n. 2 confezioni) per il SECCO;
-    n. 30 sacchetti gialli (n. 1 confezione) per la PLASTICA;
-    calendario 2013;
-    tanica bianca da 5 lt per la raccolta dell’olio vegetale esausto.

sabato 22 dicembre 2012

La Maestra Sandra Sartori

E' la Maestra Sandra Sartori Colombo la Solbiatese dell’Anno 2012, da quella del 2009 riservata ad Aldo Tronconi, noto storico locale, e proseguendo nel 2010 al Parroco Don Emilio Sorte per giungere a quella dell’Anno scorso, riservata a Giuseppe Leo, per l' attività in Pro Loco.  La consegna della targa è stata effettuata ieri , venerdì 21 dicembre 2012, alle ore 21 durante l’intervallo del tradizionale Concerto di Natale che ha visto l’esibizione del Coro Gospel Gocce di Divertimento Vocale.
  
Bellissima la nota della figlia, noi vogliamo ricordare l'intervento del vicesindaco di Paluzza, Mario Flora, in occasione della presentazione di questo libro, avvenuta il 3 giugno 2006 nel tempio Ossario di Timau

...Un applauso grande a questa ottima maestra ed a questi bravissimi bambini di un tempo, che oggi hanno già la splendida età di 24 anni: qualcuno è entrato nel mondo del lavoro, qualcuno ha continuato gli studi, qualcuno ha già formato famiglia. Tutti loro però hanno certamente conservato nella loro memoria e nel loro cuore questa singolare esperienza vissuta con nonna Lucia (e ora trasferita in questo libro), che ha infuso in ciascuno di essi il seme dell’impegno civile, dell’amore alle Istituzioni, del rispetto per i valori della nostra società, attualmente a forte rischio di estinzione.
E questo seme germoglierà negli anni e darà frutti ottimi che si ripercuoteranno nelle loro famiglie, sui loro figli e nipoti, in una successione di effetti positivi che andranno a beneficio di tutta la nostra nazione.
Bravi e grazie di cuore!


 
il discorso completo qui http://www.cjargne.it/libri/lettere%20puntel.htm

martedì 18 dicembre 2012

il Presidente e il Commendatore :)

"Il contadino, in anni di carestia, taglia su tutto ma non sulla semina", così aveva iniziato il suo intervento Benedetto Di Rienzo a Solbiate Olona

Così è motivo di particolare soddisfazione, anche per Iniziativa 21058, l’onorificenza di Commendatore che il Presidente della Repubblica Napolitano, su proposta del Presidente Monti, ha voluto conferire a Benedetto Di Rienzo,  straordinario esempio di innovazione e di progettazione.

Alla professoressa Giovanna Colombo Bolla che ha condiviso con Di Rienzo decenni di  collaborazione, è stata assegnata l’onorificenza di Cavaliere.
LE MOTIVAZIONI:
Il prof. Benedetto Di Rienzo, già insignito dei titoli di Cavaliere al Merito della Repubblica (1982 dal Presidente Pertini) e di Ufficiale al Merito della Repubblica (1995 dal Presidente Scalfaro) - si legge nella motivazione per la nomina ufficiale a Commendatore - “ha ulteriormente sviluppato una traiettoria professionale e umana di assoluta eccellenza nel settore dell’istruzione statale, in particolare nelle dimensioni formative di internazionalizzazione (animatore e organizzatore di intensissimi scambi culturali e scolastici nell’Unione Europea) e dei rapporti scuola-lavoro. Ha condotto e lasciato il proprio istituto scolastico statale, l’ITC Tosi di Busto Arsizio, tra le eccellenze italiane ed europee della formazione, profondendo competenze e professionalità per la scuola, il Miur (Ministero dell’Università e Ricerca) e l’UE, servendo ed onorando il territorio e la nazione”.
La prof.ssa Giovanna Colombo Bolla “ha svolto  le proprie funzioni a fianco del dott. Di Rienzo con originalità, passione e alto senso del dovere, con attaccamento assoluto alla scuola e agli studenti, configurandosi quale punto di riferimento centrale, per competenza, responsabilità e capacità di condivisione collegiale, in settori strategici della scuola quali le tecnologie didattiche ed informatiche, l’orientamento scolastico, l’Alternanza scuola-lavoro, i progetti Learning week”.
Le Slide che ci ha lasciato dopo il suo intervento all' Incontro         "i Giovani tra Scuola e Futuro" organizzato da Iniziativa 21058


lunedì 3 dicembre 2012

Barcamp Solbiate Olona: Un Anno dopo...

A un anno di distanza cosa è successo a chi ha partecipato al 
Barcamp: L' Italia ce la farà?  di Solbiate Olona?

Laura si è laureata, ma le sue domande al Presidente del Consiglio non hanno avuto ancora risposta...fuggirà all' estero?


Emanuele , che era il più "piccolo", si è innamorato e ha partecipato al suo primo Concorso di Poesia .


Marco , oltre ad essersi laureato,  è stato nominato nella Commissione Regionale per l' attività disabili del CSI per l' impegno della Virtus  nella promozione e potenziamento dello Sport paralimpico.


Ivan con la sua opera "Chiedevate cosa fare" ha vinto il Primo Premio nella categoria lettori del Concorso "Mille e una Storia", premiato dall' ex magistrato di  Mani Pulite Gherardo Colombo.


Anche Stefano si è laureato e lavora per il programma radiofonico più cool del momento: La Zanzara, continuando a non sbagliare i calci di rigore


Matteo vince concorsi con il suo primo corto ed è uno degli autori della serie web più intelligente che ci sia: Laika


Giuseppe è sempre impegnato nel cercare di dare un futuro alla Valle Olona 
attraverso l' Ecomuseo


Iniziativa 21058 ha compiuto il suo terzo anno di attività con musica, umorismo, sport e senso civico.


Ma già nuove idee girano per  Solbiate...





sabato 1 dicembre 2012

La Lezione di Economia di Helga

la fonte originale è il libro Siamo fritti" di Giuseppe Cloza


Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.
Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).
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La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città.
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Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.
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La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.
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Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond.
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I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano. 
onseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.
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Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.
A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi.
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Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi.
Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada.
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Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%.
La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza.
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Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare.
Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%.
Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.
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Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.
Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.
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Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare.
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Bene, ora potete anche acquistare il libro


Perché mai dovreste leggere un’altra tiritera sulla crisi, l’euro, lo spread, la finanza crudele? In effetti non è facile: una noia da rimanere stecchiti. Così l’autore di questo libro ha riunito Bottavio (in pensione da quando aveva 45 anni), i fratelli Boscoli (i guru-consulenti esperti nel senno di poi), Azzurrina (l’anziana risparmiatrice smarrita dai capelli turchini), la Bella Figheira (la private banker con l’abbronzatura effetto Ramses) e tutti gli altri protagonisti e comparse del triste spettacolo della crisi, per spiegarci come mai i nostri soldi in banca non sono esattamente in banca e a volte non si sa più neanche dove sono;
oppure che effetto può fare un quadrilione di derivati quando esplode e magari capire anche che razza di numero è un quadrilione (per farsi un’idea, si scrive 1.000.000.000.000.000.000.000.000); perché con le pensioni ci si farà un gottino di vino e poco più; perché dei Nobel per l’economia hanno mandato in fumo miliardi, ma le loro formule vincenti sono usate ancora oggi… Quindi, se per caso volete una crisi da ridere, per un po’ di sano panico preventivo; se cercate una pausa agghiacciante dalle distrazioni quotidiane; se avete la vaga sensazione che qualcosa vi sfugga quando al tiggì dicono che il peggio ormai è alle spalle… sfogliate il libro e date un’occhiata. E se proprio non vi prende, facciamo così: regalatelo al vostro consulente di fiducia. Per lo meno, dopo non vi potrà dire: “Siamo fritti. Chi l’avrebbe mai detto”.
E magari salvate anche qualcosa. Allora, buona lettura.

qui alcune anteprime audio

 
     

sabato 24 novembre 2012

Angela Zucconi


“Arrivata all’ultimo tornante della spirale, la sola certezza che ho: siamo nati per crescere dalle nostre radici e dobbiamo fare di tutto per continuare a crescere fino alla fine.”
Con queste penetranti parole si conclude l’autobiografia di Angela Zucconi, donna eclettica e combattiva, straordinaria e carismatica, protagonista discreta del nostro Novecento.

http://www.doppiozero.com/materiali/che-fare/angela-zucconi


Una idealista che ha creduto nel progresso spirituale e umano degli italiani. Nelle sue pagine s' incontrano tutti i personaggi che percorrevano una strada di minoranza al di fuori delle ideologie dominanti cattolica e comunista. Era nata a Terni, era vissuta da bambina a Bengasi e poi con il padre magistrato si era trasferita a Trieste dove si era laureata con una tesi su Lodovico di Baviera. Questa tesi le procurò la conoscenza di Leo Longanesi che la pubblicò col titolo Lodovico innamorato e che la fa collaborare ai suoi settimanali «Omnibus» e «Oggi». La vita di Angela Zucconi è quella di una donna appassionata che riesce a impegnarsi nella solidarietà sociale e a coltivare la sua vocazione di studiosa, di scrittrice e di raffinata traduttrice dal tedesco e dal danese. L' interesse per i classici danesi nasceva anche da un amore incompiuto con uno studioso danese di cui conosciamo solo le iniziali, J.R.N.. Altri suoi amici sono don Giuseppe De Luca che apprezza la sua capacità letteraria, Giuliana Benzoni promotrice del Movimento di collaborazione civica, Bobi Bazlen il critico raffinato con cui frequenta Natalia Ginzburg, Cesare Pavese, Augusto Frassineti, autore del Mistero dei ministeri, l' architetto Ludovico Quaroni e il filosofo Guido Calogero, fondatore del Cepas, una scuola per gli assistenti sociali di cui la nomina direttrice, carica che tenne per lungo tempo. Con Adriano Olivetti partecipò alla costruzione del villaggio «La Martella» in Lucania dove nacquero il suo impegno per il Sud e la sua amicizia con Rocco Scotellaro, Manlio Rossi Doria e Rocco Mazzarone.

Un vero e proprio modello da imitarea tutti i punti di vista, sia in ambito pubblico che nella sfera privata, che potrebbe costituire un eccellente esempio per le nuove generazioni..



giovedì 22 novembre 2012

i Top 100 Global Thinkers del 2012 secondo LSDP

Finalmente è arrivata The LSDP Top 100 Global Thinkers of 2012

di ·
Fin dal 2009, in concomitanza con l’omonima classifica del magazine statunitense Foreign Policy, Lo Spazio della Politica presenta la sua classifica dei pensatori globali. La nostra volontà di distinguere la classifica da quella, più prestigiosa, a cui l’idea è ispirata, è testimoniata dalla regola principale della compilazione: noi non indichiamo nessun personaggio presente della classifica di Foreign Policy, a meno che non sia stato presente prima nelle nostre precedenti classifiche (un esempio di quest’anno è Dilma Rousseff, presente nella classifica LSDP 2010 e nella classifica FP 2011).

Clicca qui per leggere la classifica

La classifica dei pensatori globali per noi è l’occasione per riassumere alcune tendenze dell’anno in corso nella politica e nell’economia internazionale, evidenziando allo stesso tempo alcuni aspetti caratteristici del nostro metodo di lavoro. Le nostre classifiche comprendono sempre alcuni nomi italiani – nella misura in cui la loro esperienza ha un respiro internazionale – e alcuni attori “virali”o che si richiamano alla cultura popolare. Oltre a individui, includiamo anche alcune imprese, oggetti, progetti. Per il resto, è caratterizzata dall’attenzione per i leader politici più significativi, per le realtà imprenditoriali, per le innovazioni scientifiche e tecnologiche, per le pubblicazioni accademiche, cercando di mantenere una distribuzione tra Stati Uniti, Europa e altri paesi (distribuzione che tuttavia varia a seconda delle tendenze dell’anno considerato).


La nostra classifica cerca di non proporre giudizi di valore. Intende essere più un ritratto del mondo così com’è (e come viene percepito) che un affresco del mondo così come “deve essere”. La nostra intenzione non è quindi quella di indicare i “santi” o gli “eroi” dell’anno appena concluso.
Quest’anno ci sono due novità: il formato ebook, con una grafica totalmente rinnovata, ed un saggio introduttivo curato dal nostro Alessandro Aresu. Infine, come potrete notare quest’anno mancano personaggi legati al mondo dello sport. Non è un caso. Lunedì 3 dicembre uscirà infatti la “The LSDP Top 100 Sport Thinkers of 2012“, spin-off della versione tradizionale della classifica dedicata alle frontiere che nella nostra epoca globale legano lo sport alla geopolitica, all’economia, alla scienza, alla tecnologia, al welfare. Si tratta di un lavoro unico nel suo genere, in campo italiano ed internazionale, e sarà curato ed introdotto dal nostro Moris Gasparri, con la prefazione di Mauro Berruto, ct dell’Italvolley medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra.

martedì 20 novembre 2012

Laika - La serie..scritta anche da Matteo

Laika, scritta anche da Matteo, è probabilmente la serie web più intelligente che ci sia.



In provincia si lavora. In provincia c'è chi cerca di scolpire gli addominali, c'è chi cerca una stagista e chi cerca di capire perchè la donna della sua vita lo ha piantato. In provincia la vita scorre a un ritmo tutto suo e non ci si può fare granchè...

Scopri "Laika - La serie" su Facebook!
https://www.facebook.com/laikalaserie


"Questa è Laika!
Una piccola parte, sia chiaro, di quello che cercheremo di raccontarvi nei prossimi mesi.
Laika è un esperimento che nasce dalla voglia di condividere le nostre riflessioni, i nostri sogni e anche le nostre paure. Gli esperimenti, si sa, hanno bisogno di tempo per poter dare risultati apprezzabili e aiutati dalla vostra comprensione e dai vostri giudizi, positivi e negativi, speriamo di poter creare qualcosa di importante.

Grazie"

Grazie a Voi ragazzi e in bocca al lupo

sabato 27 ottobre 2012

Salvezza o Dannazione

InNovaCamp

Il palindromo realizzato per InNovaCamp: Salvezza o Dannazione? Proposte e soluzioni anticrisi. Sabato 20 ottobre 2012






mercoledì 10 ottobre 2012

Città dell'uomo

Città dell'uomo, un film di Andrea De Sica.


 
Prodotto da La Storia siamo noi - Rai 150, in collaborazione con la Fondazione Adriano Olivetti.

Presentato in anteprima al Padiglione Italia della 13° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, sarà proiettato a Ivrea nell’ambito della manifestazione #spaceinvaders il prossimo 13 ottobre.

venerdì 5 ottobre 2012

Yoani Maria Sánchez Cordero


 
Laureata in filologia ispanica nel 2000 presso l'Università dell'Avana, ha ottenuto grande fama e molti premi a livello internazionale per il suo blog, Generación Y (in italiano, Generazione Y), dal quale presenta un resoconto critico della realtà del suo Paese. Nonostante le continue limitazioni imposte (e riprese dai media di tutto il mondo) da parte del Governo cubano fra il 2008 e il 2011, è il blog cubano più seguito: pubblicato in spagnolo e altre 20 lingue conta fino a 14 milioni di accessi e migliaia di commenti ogni mese.

La Sánchez è inoltre attiva nel chiedere svolte importanti, sia in campo politico che economico, nella promozione della blogosfera alternativa cubana e nella denuncia delle violazioni dei diritti umani a Cuba. Oltre a promuovere progetti editoriali a Cuba, collabora con varie testate e siti internazionali, come The Huffington Post, France 24 e Internazionale, e con varie organizzazioni e fondazioni, come la Fundación Internacional de Jóvenes Líderes para Cuba.  
 
Generacion Y in italiano lo trovate sul sito de LA STAMPA, storico quotidiano di Torino::

Bahia Shehab: Mille volte no

La storica dell'arte Bahia Shehab, tempo fa è rimasta affascinata dalla scritta araba indicante il "no". Quando la rivoluzione ha colpito l'Egitto nel 2011, ha cominciato a imprimere, con la vernice a spruzzo, l'immagine dei "no" nelle strade, dicendo no ai dittatori, no al governo militare e no alla violenza. 

TED Fellow Bahia Shehab sends an important message through her street art in Cairo: “You can crush the flowers, but you can’t delay spring." Full bio »


martedì 28 agosto 2012

...sei abile per quello che sai fare

Le Paralimpiadi sono il futuro dove i social media entrano in diretta Tv

da CheFuturo un post di di LUCA CORSOLINI

... Smart, ovvero Sport Media Application in Real Time, una funzione che promette di rivoluzionare lo streaming online. Di cosa si tratta? Chi seguirà in diretta le gare di atletica leggera e di basket in carrozzina sul sito www.paralympic.org vedrà in tempo reale in una finestra dedicata anche statistiche, biografie degli atleti e persino i social media relativi all’evento ed ai partecipanti. Non solo: detto che la qualità video sarà la migliore possibile grazie all’applicazione Digital Video Recording, gli utenti potranno utilizzare il tasto pausa e riprendere poi a vedere live l’evento che stavano seguendo.

Una volta serviva una leva per sollevare il mondo, oggi con la app giusta, irrobustita da più di 780 ore di trasmissione, il mondo lo puoi cambiare con gli smartphone. Non ci saranno più sport minori, ma solo discipline ed eventi che non sanno comunicare.

Oscar Pistorius lo aveva capito da un pezzo: “Non sei un disabile per i difetti che hai, sei abile per quello che sai fare“.


mercoledì 22 agosto 2012

Scuola e WEB

Con il bando “generazione web Lombardia” la Regione ha messo a disposizione delle scuole lombarde importanti finanziamenti per la diffusione nelle istituzioni scolastiche e formative di azioni di innovazioni tecnologiche e didattiche. L' “Enrico Tosi” di Busto arsizio , con il finanziamento ricevuto, metterá a disposizione degli studenti delle nuove classi prime 290 iPad.
 
 
su  http://www.informazioneonline.it/LAY009/L00909.aspx?arg=1009&id=7253 - la Dirigente Scolastica Nadia Cattaneo spiega: “Con la scelta dell'iPad continua la sfida all' innovazione iniziata due anni fa con il Bookinprogress, per cui il sapere si costruisce in classe. Ora il Book è digitale, multimediale, ricco di filmati, percorsi interattivi, link che aprono  opportunità interdisciplinari. Oggi imparare non significa più leggere, studiare, ripetere. La generazione web impara risolvendo problemi in maniera attiva, sentendosi responsabile del progetto educativo, partecipando alla costruzione e alla produzione del sapere”
 
Allo stesso tempo....

Corsa contro il tempo per far partire la scuola

Nomine e supplenze sono in ritardo di circa un mese. La Lombardia ha deciso di avviare le pratiche in modo provvisorio. Ai supplenti dovrà pensare il singolo istiuto
 

sabato 28 luglio 2012

Massimo Banzi: Physical Computing Guru

Massimo Banzi: Come Arduino rende open-source l'immaginazione - TEDGlobal 2012
 
 

Massimo Banzi ha contribuito ad inventare Arduino, un microcontrollore open-source facile da utilizzare che ha ispirato migliaia di persone in tutto il mondo a fare le cose più fantastiche che si possano immaginare  dai giocattoli alle attrezzature satellitari. Perché, come dice lui: "Non ci vuole il permesso di nessuno per rendere le cose eccezionali." 

"Computer-based interactivity used to be beyond the reach of most artists, designers, and other electronics amateurs who wanted to make their work respond to light, sound and other stimulus by moving, beeping, tweeting. Then, in 2005, Italian engineer Massimo Banzi and his team created the Arduino microcontroller, a small, cheap programmable computer, bringing interactive technology to the masses. With a variety of sensors, the Arduino is versatile and easy to use. Since its inception, the device has popped up in projects as varied as an exhibit on brains at the American Museum of Natural History in New York, to a DIY kit that sends a Tweet when your houseplant needs water. "Most open-source projects start from a frustration. Arduino was born when Banzi's design students complained about not being able to find a microcontroller for their robotic projects." WIREDItalia

mercoledì 25 luglio 2012

Giocare in attacco

Riprendiamo dal blog  di Sergio Nava :


Meno di due assunzioni su dieci sono a tempo indeterminato, in Italia, secondo Excelsior-Unioncamere: nel periodo luglio-settembre le assunzioni stabili previste sono appena il 19,8% - su un totale di quasi 159 mila. Scompare dunque il mito del posto fisso, sotto i colpi della crisi: a questo non corrisponde però lo sviluppo di un mercato del lavoro altrettanto dinamico. Ingessati come siamo, al di là della crisi contingente, da blocchi che pesano come macigni. Non è un caso se -indagine Comune di Milano-ITalents alla mano- il 55% degli expats intervistati indica la scarsa fiducia nell'Italia e un lavoro più stabile all'estero come motivo della fuga.
Intanto la Banca d'Italia prevede una recessione più lunga del previsto (-2% del Pil quest'anno), mentre Confindustria prevede addirittura un -2,4%. La luce in fondo al tunnel appare insomma ancora molto fioca.
Altri dati non incoraggiano all'ottimismo:
-una ricerca dell'Università Bicocca di Milano ha evidenziato come le aspettative dei neolaureati, in merito allo stipendio, siano ormai in drastico calo: dai 1160 euro di cinque anni fa ai 1058 di oggi. 39 euro in più rispetto alla paga reale media del primo impiego. E a loro va ancora bene: la media nazionale, secondo la stessa ricerca, è di soli 993 euro. Salari che fanno impressione, soprattutto se pensiamo a quanto potrebbero guadagnare se varcassero le Alpi... Come definirci terza potenza economica europea. Con quale coraggio, guardando a questi giovani?
-sempre a proposito di giovani, Bankitalia ha certificato come tra il 2007 e il 2012 il numero di mutui assegnati agli under 35 sia crollato del  30%. Questa, al di là della continua mostra di buone intenzioni e di progetti-vetrina per fare un po' di CSR, è la realtà. Piantiamola di raccontarci favole.
-ormai lo stage dilaga, quale canale di ingresso, superando qualsiasi media accettabile: secondo la XII° Indagine sui Neolaureati, condotta da Gidp, lo stage è il primo tipo di "contratto" nell'89% dei casi. Secondo la stessa indagine, nel prossimo semestre, ben il 37% dei direttori del personale prevede di non stabilizzare alcuno stagista. Per i neolaureati che ce la fanno, ad essere assunti, le retribuzioni sono in crollo verticale: lo stipendio medio di ingresso è pari a 21.785 euro annui LORDI, mille euro in meno rispetto al 2011.
Già, c'è la crisi, c'è la crisi, c'è la crisi... come se oltre la metà di questa "crisi" altro non fosse che il risultato di vent'anni di "lavoro" di una classe dirigente che ha prodotto il NULLA.
Non contenta, questa stessa classe dirigente continua a tirare fuori studi e ricerche sui posti di lavoro che nessuno occupa, accusando implicitamente questi giovani un po' troppo "snob" di rifiutarli. Quali sono? A voi la lista (Cgia di Mestre): collaboratori domestici, addetti alla pulizia, raccoglitori di rifiuti, autisti di bus, agricoltori, muratori, carpentieri, braccianti, sarti, tappezzieri, ricamatori, carrozzieri, meccanici, allevatori, ecc. ecc..
Occorrerebbe denunciare chiunque inciti a lasciar perdere la propria formazione, il proprio investimento in capitale umano, per scegliere la strada più facile. Andare all'università non è un hobby: significa costruirsi una carriera e investire per sé stessi e per il proprio Paese. I Paesi che vinceranno la sfida per il futuro saranno quelli che spingeranno i propri giovani a trasformarsi in capitale umano qualificato. Non quei Paesi (come il nostro), che li spingono verso la scorciatoia del lavoro manuale - subito. Chiunque predichi questa strada andrebbe denunciato per attentato agli interessi nazionali. Non portato come esempio di guru.
Andiamo a vedere cosa succede negli Usa: Yahoo!, storica azienda web mai veramente cresciuta nonostante le ottime premesse, ha deciso di affidare le proprie sorti a Marissa Meyer. 37 anni (quando mai, in Italia?!?), donna, futura mamma.


Così si vince: osando, non predicando inutili catenacci che guardando al passato.


giovedì 19 luglio 2012

Grazie caro papà



Era quasi estate quando Giovanni Falcone fu massacrato con la moglie e gli uomini della scorta, mentre tornava a casa. Era estate piena quando Paolo Borsellino lo seguì, con gli uomini della sua scorta, un attimo prima di suonare il citofono di sua madre. Cosa rimane di quell'estate nella mente e nel cuore? Come possiamo ancora ricordare, senza cadere nelle trappole involontarie della retorica, nei tranelli delle lacrime di convenienza, nel marasma della commozione a buon mercato che tutto copre e pareggia fino a svuotare di senso il dolore che abbiamo davanti agli occhi? Noi abbiamo pensato che per recuperare la vista giusta, la luce esatta degli occhi, fosse necessario ripartire dalla voce. Anzi dalle voci, dagli accenti di tanti che attraversarono quell'estate di morte. Qui c'è il racconto delle metamorfosi, delle vocazioni alla giustizia e alla bellezza che sono nate nel nome e nel ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Qui sono piantate le corone di spine di un travaglio, di un sentiero di sassi che ha avuto come sbocco la resurrezione civile di più generazioni. Una galleria di ritratti individuali, ognuno col suo timbro e col suo tono specifico, nella filigrana di un'identica presa di coscienza collettiva. Scritti di: Pietro Grasso, Tony Gentile, Paolo Briguglia, Ugo Barbàra, Alessandro Rizzo, Gregorio Porcaro, Marcello Alessandra, Francesco Campagna, Alessandra Siragusa, Giusto Catania, Raoul Russo, Umberto Lucentini, Andrea Tuttoilmondo, Alessandra Turrisi e altri.


*( La testimonianza che segue del figlio del giudice chiude proprio il libro "Era d'estate", curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore).

Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.
Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre,  una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l'insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita. Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.

pubblicata su  http://livesicilia.it/2010/07/18/grazie-caro-papa/

sabato 7 luglio 2012

me sà che te cunvien...


Crisi, viaggi cancellati e rinuncia perfino alla fuga al mare. Sono i temi dell'ultimo tormentone d'estate. E' online da qualche giorno il video prodotto da Radio Globo  «Resto a Roma (me conviene)», coprotagonista uno straordinario Carlo Verdone. Lo hanno realizzato gli stessi autori del tormentone dell'estate 2011 «Ostia Beach» e c'è da scommettere che questo nuovo pezzo di satira del costume avrà ancora più successo...

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_luglio_7/tormentone-estate-resto-a-roma-201913042974.shtml

venerdì 29 giugno 2012

Sogno di una notte d inizio estate

Sul sito On The Nord

trovate questi filmati sull ' Italia Calcistica



Stefano mi piace il calcio, e quanto gli piace quando gioca l’Italia. Quanto. Anzi, ci consiglia questo.

al Barcamp di Solbiate Olona aveva suggerito
 pari dignità per operatore di Borsa, agricoltore e pizzaiolo.

Così in questa notte d' inizio estate, Calcio e Politica,
le due passioni nazionali hanno pari dignità


Anche Mario Monti ha un anima sportiva
http://consultasportivasolbiateolona.blogspot.co.uk/2011/11/ecco-il-mario-monti-sportivo.html

In un articolo sul Corriere della Sera in occasione della vittoria nei modiali del 1982 sostenne che «nel calcio come nell'economia» il nostro Paese è in grado di «agire risolutamente solo nell'emergenza».

Ed in entrambi i campi «il punto debole è il rigore».


Lo zoom dell'intervento del Presidente del Consiglio - GUARDA






Contro l' Inghilterra, grazie a Pirlo, abbiamo superato anche questo nostro limite

Due bei regali per il compleanno
del Presidente Giorgio Napolitano
Auguri!

domenica 24 giugno 2012

Crescita Digitale


Internet – pur pesando come intero settore merceologico “solo” il 3,7% -  ha contribuito per il 25 % alla crescita del PIL: sono alcuni dei dati del rapporto McKinsey relativo alla Francia (riportati da Il Sole 24 Ore). Secondo il rapporto, un quarto della crescita francese dello scorso anno è imputabile alle imprese che hanno preso parte alla “rivoluzione digitale” e questo è ribadito anche dalle cifre sull’occupazione: questo settore ha creato nel Paese d’Oltralpe
http://www.crescitadigitale.it/

Come Internet crea lavoro, come potrebbe crearne di più


Il rapporto sulla crescita digitale promosso da Italia Futura in collaborazione con Google sfoglia il rapporto >>
scarica il rapporto completo >>
scarica la sintesi >>

Esempi concreti di aziende che grazie a Internet hanno sperimentato una grande crescitaguarda le storie >>



Crescita digitale è una campagna di Italia Futura, realizzata in collaborazione con Google, dedicata al potenziale economico e occupazionale di Internet.
In Italia si stima che la rete abbia già creato 700mila nuovi posti di lavoro e che l'Internet economy abbia contribuito al 2% del PIL nel 2010. Numeri assolutamente rilevanti, ma l'Italia sconta un ritardo nella diffusione di Internet.
Questo limite potrebbe diventare una grande opportunità di crescita se si inverte rapidamente la rotta.
Il rapporto, curato da Marco Simoni e Sergio de Ferra, nasce per rispondere a una semplice domanda: quanti posti di lavoro, in particolare giovanile, si potrebbero creare con una maggiore e migliore diffusione di Internet?
Centinaia di migliaia: i risultati che abbiamo ottenuto mostrano che la diffusione di Internet ha un effetto positivo "puro" sull'occupazione, ovvero indipendente da altre concause. E' particolarmente vero per l'occupazione giovanile.
Per cogliere queste opportunità occorre superare gli approcci settoriali e costruire un ecosistema che sostenga le idee innovative e aiuti le imprese tradizionali a crescere grazie alle potenzialità di Internet. In molte lo hanno già fatto. Su questo sito troverete alcune storie di crescita digitale, e vi chiediamo di raccontarci le vostre.
La crescita digitale è già una realtà, una leva fondamentale per rimettere in moto l’Italia, si tratta solo di accompagnarla senza esitazioni.

mercoledì 20 giugno 2012

Rainforest


da http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2012/06/rainforest-come-si-fa-una-silicon-valley-in-italia/ di Lorenzo Tondi 


La teoria della Rainforest, proposta da Greg Horowitt e Victor Hwang con l’intento di indicare una via nuova ed efficace per fare sbocciare il potenziale innovativo inespresso. 
Come si declina, nella pratica, la Rainforest? Quali sono i suoi strumenti operativi? Il punto di partenza degli autori è la necessità di produrre una descrizione sufficientemente precisa della realtà, in modo da separare i punti di forza del sistema da quelli di debolezza. Questa “fotografia” della realtà prende il nome di “rainforest canvas” ed è divisa in diverse aree funzionali: Leaders, Stakeholders, Framework, Resources, Activities, Engagement, Role Models, Infrastructures – Capacities – Community, Culture. Di ogni area vanno compresi il funzionamento, le dinamiche che la governano, la numerosità e la vitalità delle relazioni che la animano. Tutte queste domande permettono di rendersi conto dello stato iniziale della situazione e delle variabili su cui è prioritario agire.

Arriva il momento di mettere a punto la Rainforest tramite un’opportuna “ricetta”: gli ingredienti fondamentali sono riferibili a due categorie, entrambe necessarie ma non sufficienti allo sviluppo del sistema: una parte “hardware” e una parte “software”. La parte hardware comprende le infrastrutture di cui gli innovatori hanno bisogno per operare: caratteristiche personali, professionali, fisico-strutturali, politiche. Per caratteristiche personali intendiamo, ad esempio, il grado di istruzione, i valori etici dominanti, lo spirito imprenditoriale. Caratteristiche professionali sono invece relative alle opportunità offerte dagli istituti bancari, dai fondi d’investimento, dalle società di servizi legali. Le caratteristiche fisico-strutturali sono quelle che tradizionalmente chiamiamo infrastrutture: ponti, strade, mezzi di trasporto e di comunicazione e così via.
L’ultimo aspetto, quello politico, va riferito alle regole che determinano il funzionamento del sistema legale e di quello finanziario, agli incentivi comportamentali che lo Stato dà agli agenti economici. Tutto questo, abbiamo detto, è la base su cui edificare la Rainforest, ma per farlo è necessario un complesso di istruzioni, un programma da implementare: arriviamo alla parte software.
Protagonista indiscusso della scena è il keystone, la figura personale o collettiva che, grazie alla sua autorevolezza ed al suo carisma, funge da intermediario nella gestione dell’ecosistema Rainforest, permettendo di abbassare i costi di transazione e di attenuare i contrasti sociali. Il software necessario si articola in 4 concetti: diversità, le motivazioni extra-razionali, la fiducia sociale e le regole della Rainforest. La diversità ha un effetto potenzialmente positivo perché i rapporti tra individui appartenenti a culture distanti sono in genere quelli più proficui e dirompenti. D’altro canto affinché essa non comporti un aumento degli attriti interpersonali deve essere governata dal keystone attraverso l’uso sapiente delle motivazioni extra-razionali, di cui abbiamo già parlato nella puntata precedente.
La fiducia sociale e le regole rendono il sistema sostenibile e stabile nel lungo periodo. In questo modo viene a delinearsi il modello CBT (Cognitive Behavioral Therapy), una terapia che individua i pensieri disfunzionali degli operatori economici e li aiuta a ragionare ed agire in un’ottica di apertura e collaborazione. Il CBT è utilizzato dai Leader della Rainforest per diffondere una cultura dell’innovazione attraverso 5 “tool”:


Tool 1 : learning by doing Il processo di apprendimento non può mai essere esclusivamente teorico, per imparare occorrono ripetute e costanti interazioni col mondo reale.


Tool 2 : enhance diversity Per incentivare il verificarsi di fenomeni di serendipity (scoperta casuale di nuovi elementi) bisogna aumentare le occasioni di confronto tra persone diverse.
È possibile farlo attraverso la creazione di network di socializzazione spontanea, la diaspora interculturale e la connessione globale permanente.


Tool 3 : Celebrate role models and peer interaction L’apprendimento per imitazione, contrariamente a quanto si crede e a quanto si è deciso a livello normativo, promuove l’innovazione.


Tool 4 : Build tribes of trust I keystone danno l’esempio ai membri della comunità attraverso la diffusione dei valori alla base del modello.

Tool 5 : Create social feedback loops È importante instaurare un processo di social feedback strutturale, che permetta di segnalare alla comunità i comportamenti positivi o negativi.


Tool 6 : Make social contracts explicit La forma scritta del contratto sociale implicito nella costruzione della Rainforest rende l’ecosistema più stabile e ne garantisce la durata nel tempo, perché le sue regole di funzionamento sono note a tutti.

Attraverso questi strumenti le persone vengono messe nelle condizioni di fare scelte lungimiranti, capaci di superare i piccoli egoismi e le invidie che albergano in ogni essere umano. Ma qual è il ruolo del venture capital, all’interno della Rainforest? I venture capitalist devono assicurarsi di avere interessi allineati a quelli degli imprenditori, solo in questo modo entrambe le parti potranno trarre vantaggio dalla relazione che li lega.
Da un punto di vista pratico, i fronti su cui i VC devono agire sono tre:
1. Hanno un obbligo fiduciario verso gli investitori, e dunque devono massimizzare i ritorni finanziari attraverso un portfolio management opportuno.
2. Hanno un obbligo nei confronti dell’imprenditore, che deve essere assistito nella gestione dell’impresa e nella creazione di valore.
3. Sono infine obbligati verso la Rainforest, di cui devono rispettare le regole e che devono aiutare a crescere, attraverso lo sviluppo delle relazioni comunitarie.
Come misurare l’efficienza del modello delineato da Horowitt e Hwang?
Il Rainforest model è un ecosistema che può essere paragonato ad un complesso di arterie all’interno delle quali circola il fluido dell’innovazione. Il “flow-form model” analizza la velocità con cui questo fluido circola nel sistema, vale a dire, la capacità delle persone di comunicare rapidamente ed in maniera efficace. Condizione fondamentale per il successo della Rainforest e la moltiplicazione dell’output innovativo è un flusso informativo rapido, onnipresente e facilmente comprensibile: perché l’innovazione non può diffondersi senza la comunicazione.
Lorenzo Tondi (@LorenzoTondi) studia economia a Milano. Lo trovate anche qui.

il Partigiano Luigi Giudici

"Luigi era il primo dei nostri tre figli: era nato a Solbiate Olona il 9 Febbraio 1926. A lui seguirono nel 1927  Alessandro  e nel 1...