lunedì 27 febbraio 2012

La scuola va rimessa al centro della vita del Paese.




alcuni spunti dal blog 27ora del Corriere della Sera grazie ad un articolo di Maria Silvia Sacchi 


Ecco dove investire: scuola, scuola, scuola

Per l’educazione e la formazione delle nuove generazioni. Per il suo essere privilegiato punto di incontro tra persone e culture. Ma anche per la capillarità delle sue strutture fisiche (i muri, per intenderci) che ne fanno una sorta di “piazza” eletta.
...
 A mostrarne le potenzialità anche sotto il profilo della creazione di nuovi posti di lavoro, di risparmio per le famiglie e di sviluppo di nuovi servizi sono due ricerche che arrivano da fonti diverse.
La prima è firmata da inGenere, rivista on-line di informazione, approfondimento e dibattito su questioni economiche e sociali analizzate in una prospettiva di genere. La seconda arriva, invece, da Retecamere, l’agenzia nazionale di Unioncamere e Camere di commercio.
Vale la pena di rifletterci. Soprattutto oggi che la Commissione europea ha previsto per l’Italia un calo dell’1,3% del Pil (Prodotto interno lordo, l’indicatore della ricchezza di un Paese) anziché la lievissima crescita (+0,1%) stimata lo scorso autunno.

Tornare al tempo pieno.
inGenere propone, in realtà, un vero e proprio “pink new deal”, cioè “un piano di azioni che preveda investimenti pubblici in infrastrutture sociali”, concentrandosi sulla creazione di posti di lavoro riservati a persone con meno di 35 anni”. Ma io vorrei soffermarmi in questo post solo sulla scuola, anche se vi invito a leggere tutto il numero – uscito anche in edizione cartacea come supplemento di Leggendaria – perché contiene molte angolazioni utili a capire non solo le tematiche femminili ma anche la fase di crisi economica e finanziaria in cui ci muoviamo.
Dunque, tornare al tempo pieno. Nell’ipotesi di economisti/e, sociologi/e e giornalisti/e della redazione si prevede “l’assunzione di insegnanti per il tempo pieno nelle scuole, per migliorare il livello dell’istruzione di tutti e sostenere i programmi di integrazione (ricordiamo che i figli da almeno un genitore non nato in Italia sono ormai circa il 10% dei bambini nati nel nostro Paese). Si può pensare anche a convenzioni con centri sportivi privati, per incoraggiare l’attività fisica dei bambini italiani, che nella fascia 6-9 anni registrano la maggiore percentuale di obesi tra gli 11 Paesi europei”. Ancora, la creazione di posti per bambini in età pre-scolare, “non solo per permettere ai genitori di lavorare, ma per garantire stimoli a tutti i bambini e colmare i divari di provenienza sociale che a 6 anni hanno già lasciato tracce troppo profonde”.
Queste due proposte, unite alla creazione di una rete di assistenza domiciliare qualificata per gli anziani,
permetterebbe di “creare e mantenere circa 150mila buoni posti di lavoro”.

Scuole aperte 12 mesi l’anno
Tenere le scuole aperte 12 mesi all’anno, per tutto il giorno, permetterebbe
di creare più di 1 milione di posti di lavoro,
secondo la proposta di Retecamere, e metterebbe in moto un volume di affari complessivo di oltre 29 miliardi di euro, con oltre 31mila imprese potenzialmente coinvolgibili, soprattutto sociali, e quasi 3 miliardi di euro a disposizione delle scuole attraverso i contributi alle spese.
“Molti genitori lavoratori, soprattutto nelle grandi città, non riescono a gestire gli impegni familiari con i figli nella fascia oraria 13.00 – 19.00, cioè da dopo l’orario scolastico ordinario fino al ritorno a casa – spiega Claudio Cipollini, direttore generale di Retecamere -. Ad eccezione della fascia ad alto reddito, in tutte le altre vi è un bisogno diffuso al quale i genitori trovano rimedi (più che soluzioni) episodici, non strutturati e costosi (anche in termini di costo opportunità, come nel caso di ferie e permessi retribuiti). La classe di età dei figli nella quale si manifesta questa esigenza da parte dei genitori, va dai 2 ai 15 anni e corrisponde al periodo degli asili nido e della istruzione scolastica fino al I livello. Le strutture di assistenza all’infanzia e quelle scolastiche sia che svolgano sia che non svolgano attività pomeridiana a tempo pieno, quindi, si prestano ad essere punto di riferimento per servizi di conciliazione dei tempi di vita con quelli lavorativi dei genitori. L’idea è quella di combinare il fabbisogno di servizi per la conciliazione dei tempi di vita e dei temi di lavoro con le potenzialità sottoutilizzate delle infrastrutture scolastiche puntando a valorizzare il patrimonio immobiliare scolastico e le relazioni “fiduciarie” tra famiglie e scuole. I servizi che si ipotizzano sono sottoposti alla condizione imprescindibile di assicurare l’intrattenimento e la crescita culturale dei figli in orario extra-scolastico”. 

 

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