sabato 28 dicembre 2013

Felice 2014... in attesa del 2015


Expo Milano 2015 sarà il più grande evento di sempre sul tema della nutrizione: dal 1 maggio al 31 ottobre 2015 ospiteremo oltre 130 Paesi e saremo sotto gli occhi di tutto il mondo. 
Così segnaliamo un post di Che Futurocon la coscienza che forse non saremo mai una nazione nel  comune senso del termine, ma il crogiolo di culture che dal Rinascimento in poi ha creato uno dei luoghi più affascinanti del mondo. E se ancora qualcuno non ci dovesse credere, può chiedere a Marissa.

mercoledì 18 dicembre 2013

Un idea per il Natale 2014

Suggeriamo una bellissima idea ai Comuni della Valle Olona per il Natale 2014 di un gruppo di giovani architetti riuniti nel collettivo NiTro Una pedana. Un’istallazione in legno e luci al led. Il peso di un passo nel buio ne illumina qualcuna. Suggerisce l’idea che mettendosi in gioco le cose succedono, possono cambiare davvero. Anche dove la mano dell’uomo ha minacciato un ecosistema. E’ la vita che si riaccende con quei led. Una metafora che è ha ridato speranza a una comunità. 
 Hanno usato tre schede Arduino, collegando sensori e led alle travi. Hanno montato l’istallazione nella piazza del borgo medievale di Ronciglione, una comunità di 9mila persone nel viterbese, a pochi di chilometri dal Lago di Vico.
Ronciglione Arduino Architettura
 Lo hanno fatto per raccontare il loro progetto di riqualificazione di un’area gravemente danneggiata da bombe chimiche sotterrate durante la seconda guerra mondiale. Proprio a ridosso del lago. Bonifiche mai del tutto efficaci. Alghe tossiche che rispuntano ogni estate. La falda acquifera che spaventa gli abitanti, costretti a filtrare l’acqua del rubinetto per renderla potabile.
“Volevamo raccontare a chi come noi vive qui che oggi i mezzi per recuperare quell’area ci sono. E sono semplici. Come è stato semplice programmare con Arduino per quest’installazione”. Dario Pompei ha 29 anni. E’ nato a Ronciglione. E ci è tornato quattro anni fa dopo aver dedicato la sua tesi di laurea al progetto che sabato 7 dicembre ha presentato ai suoi concittadini: piantare alberi sugli agenti chimici. Pioppi, frassini, aceri, salici.
Alberi capaci di affondare le radici nel terreno. Risucchiare  le sostanze tossiche neutralizzandole con la fotosintesi. Il progetto prevede la costruzione di un percorso che porti al lago. Ad altezza di albero, dieci metri da terra. Così da rendere quell’area accessibile anche ai turisti. E magari creare occupazione, un’indotto. Anche tagliando legna per venderla.
Ronciglione Arduino Architettura
“Purtroppo provincia e regione hanno ripetuto più volte che soldi non ce ne sono. Nemmeno per piantare un albero”. Ma Pompei non si è abbattuto. Insieme a Nitro, il collettivo di giovani architetti del professor Antonino Saggio, docente di Architettura a La Sapienza, ha rimesso mano al progetto. Oggi sono 18 ragazzi, tutti under 30. E hanno deciso di rivolgendosi direttamente ai ronciglionesi.
Serviva qualcosa che raccontasse con un’esperienza la nostra idea. Abbiamopensato ad un’istallazione. Ma mancava ancora qualcosa. Mancava la vita”. Qui intervengono le schede Arduino. Ne hanno usate tre. Tre sensori. 120 led. 480 saldature. Un chilometro di cavi a formare un ginepraio di rami luminosi.
I sensori sotto la pedana percepiscono la presenza di chi ci passa sopra. E a ogni passo si illumina una fronda. Un percorso onirico. Le luci catturano l’attenzione, lo sguardo. Creano una relazione. Fanno sentire la persona al centro dell’ambiente. Perché, se nessuno passasse, su quella pedana sarebbe il buio.
Alberi capaci di affondare le radici nel terreno. Risucchiare  le sostanze tossiche neutralizzandole con la fotosintesi. Il progetto prevede la costruzione di un percorso che porti al lago. Ad altezza di albero, dieci metri da terra. Così da rendere quell'area accessibile anche ai turisti. E magari creare occupazione, un'indotto. Anche tagliando legna per venderla.
L’odore della legna arsa nei camini. La pietra scura delle case basse. La piazza al crepuscolo poco prima dell’inaugurazione. Ronciglione si è ritrovata qui, nella sua parte antica. Un centinaio di persone riempie ogni angolo. Ma i bambini non possono aspettare un via ufficiale. Cominciano a correre sulla pedana creando i primi effetti di luce. I genitori li seguono. E’ un gioco. E’ la festa di una comunità che si riscopre attiva.
Questo è il compito dell’architettura contemporanea. Creare relazioni, interattività tra uomo e ambiente” spiega Antonino Saggio. “E’ quello che ci aiutano a fare le schede Arduino, rendendo disponibile a un pubblico ampio di attivare questi processi. Oggi non si costruisce più con i mattoni. La materia prima per un architetto è l’informazione. E anche l’interazione con la costruzione”.
Sarà un’istallazione itinerante. Coinvolgerà tutte le cittadine della Tuscia. Pompei e colleghi lanceranno una campagna di crowdfunding per realizzare il progetto. Serve tanto. 4 milioni. Troppo per le piccole comunità raccolte attorno al Lago di Vico. “Ma questo sforzo avrà un peso politico”. La voce di Pompei si accende. “Vogliamo dimostrare agli enti locali che noi ci siamo e che ci stiamo organizzando. Se saremo tanti, se coinvolgiamo tutti non potranno ignorarci”.
Ronciglione, 18 dicembre 2013
Arcangelo Rociola

lunedì 16 dicembre 2013

Giovani Promesse


Sono cinquantanove gli Studenti che hanno ricevuto il  “Premio allo studio 2013” 
nella tradizionale cerimonia che si tiene ogni anno in sala consiliare.
Segnaliamo con il massimo dei voti:
Medie – Sacco Alessandra con il massimo dei voti (10 e lode)
Università – Andrea Defendi, Martina Di Bella e Valentina Coccia (110 e lode)

Tra i premiati, anche Riccardo Russo, studente del Politecnico di Milano, che ha realizzato una mostra sul Piano di governo del territorio, allestita al piano terra del municipio: “È un progetto per la riqualificazione della zona del dopolavoro dell’ex cotonificio Ponti. Si incentra sulla realizzazione di un complesso sportivo legato al ciclismo integrato al progetto dell’Ecomuseo ed è pensato come fulcro attrattivo per chi attraversa il percorso ciclopedonale”.

venerdì 13 dicembre 2013

L’Olona entra in città: ricostruzione del corridoio ecologico fluviale nel tessuto metropolitano denso

Lunedì 16 dicembre alle 21 nell’Auditorium Padre Reina, sala verde, via Meda 20, a Rho, sarà presentato il progetto "L’Olona entra in città: ricostruzione del corridoio ecologico fluviale nel tessuto metropolitano denso", promosso da Comune di Rho, Legambiente Lombardia e con il coinvolgimento del Circolo Legambiente di Rho.




Il progetto, che vede la partecipazione di un pool di esperti (Università dell’Insubria, Iridra, Oikos e Idrogea) ed il finanziamento di Fondazione Cariplo, è stato premiato durante il VIII Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume, tenutosi a Firenze il 9 dicembre 2013, con il riconoscimento di "aver avviato all’interno del Contratto di Fiume Olona un approccio metodologico fortemente strutturato per la costruzione di un prototipo di riqualificazione fluviale praticabile e riproponibile in contesti altamente urbanizzati”.



Il percorso di realizzazione prevede la redazione di uno studio di fattibilità per la costruzione di un corridoio ecologico nel territorio dell'Olona Alto Milanese e per consolidare il PLIS del Basso Olona, individuando i varchi di accesso per la biodiversità alle foreste pedemontane, agli habitat del Ticino, al Parco Agricolo Sud e alla città di Milano.

La serata sarà presentata da Marco De Stefano, Presidente Circolo Legambiente di Rho, con la partecipazione di Lorenzo Baio, Legambiente Lombardia e vedrà la presenza di Gianluigi Forloni, Assessore all’Ecologia del Comune di Rho, Barbara Raimondi di Idrogea, Marco Trizzino di Oikos, e Paola Molesini del Liceo Statale Ettore Majorana di Rho.



L'importanza delle reti ecologiche è riconosciuta a livello europeo, nazionale, regionale e provinciale, la loro funzione è quella di garantire la sopravvivenza a lungo termine della biodiversità - il commento dell'assessore Forloni -. Il progetto, che sarà presentato durante la serata, si propone proprio questo: di salvaguardare la funzionalità ecologica del territorio lungo il percorso del fiume Olona, territorio ad elevata urbanizzazione dove tuttavia sopravvivono ancora aree naturali di matrice agricola, che vanno tutelate e valorizzate. L’assegnazione del riconoscimento del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume dimostra l’attenzione, che viene data a livello nazionale a progettualità che puntino alla riqualificazione fluviale in contesti difficili, dove però resistono ecosistemi da tutelare perché diventino preziose risorse ambientali, indispensabili in contesti urbani come quelli di Rho e del territorio circostante”.

Pubblicato il 12/12/13 Pubblicato da
Fonte: LegnanoNews

venerdì 6 dicembre 2013

Ritorna SOLBIATEATRO

 
Grazie a Fuori dalle Quinte torna la rassegna SOLBIATEATRO

 
 
Dobbiamo far sapere a tutti
 
che il 14 Dicembre alle ore 21
 
la Compagnia del Bacio
 
si esibirà a Solbiate Olona al Centro Socio Culturale!
 
 
In una magnifica villa d’epoca a ridosso tra le scogliere ed il mare, l’altezzosa Contessa Camilla DeRomanis si prepara a trascorrere , come ogni anno, le vacanze estive in compagnia dei parenti ed amici più cari: Carlo Steri, pupillo del defunto marito di Camilla e suo erede accompagnato dalla nuova affascinante moglie, Beatrice Steri, Cesare Rodi, un solitario e scontroso piantatore appena rientrato dalla Malesia, Padre Brown, arguto sacerdote inglese amico intimo della famiglia DeRomanis e la dama di compagnia della Contessa, la premurosa Signorina Maria Aldi. La tranquillità degli ospiti viene profondamente turbata dalla presenza nella villa anche della ex- moglie di Carlo, Laura Steri, una donna tanto bella quanto misteriosa e dalla continua interferenza nella vita degli ospiti da parte di Leo Rizzi, amico intimo di Beatrice. Intrighi, gelosie e passioni sfoceranno in uno sconvolgente ed orribile delitto che cambierà per sempre il destino di tutti i presenti. La risoluzione dell’inspiegabile enigma viene affidata a Padre Brown, unico ospite della villa apparentemente senza movente. Unendo il fiuto infallibile del poliziotto all ’amorosa premura del sacerdote, Padre Brown con la complicità dell’ispettore Banti, condurrà a colpi di scena le indagini fino all’ agghiacciante finale.
 
 “Padre Brown e il momento fatale “ è un giallo nel quale tutti i personaggi hanno un valido motivo per uccidere e che tiene lo spettatore inchiodato alla poltrona fino al l’ultima scena!
 
 

A Solbiate Olona: "Storie... nel laboratorio di Babbo Natale"

  
SABATO 14 DICEMBRE
presso la Biblioteca Comunale di Solbiate Olona
Rosella propone
per bambini dai 5 ai 10 anni:
“STORIE…
nel laboratorio di Babbo Natale”
 
 
Letture animate e laboratori creativi
dalle 14.30 alle 17.30
 
Numero di partecipanti: massimo 25 bambini
 
ISCRIZIONI da martedì 10 dicembre, dalle ore 14.30
c/o Biblioteca Comunale, Via Patrioti 31, tel: 0331-375165
 
 
In caso di impossibilità a partecipare ai laboratori dopo l’iscrizione
pregasi avvisare al numero sopra indicato,
entro le ore 12.00 di sabato 14 dicembre
per permettere l’inserimento di un nuovo partecipante.
Naturalmente… Vi aspettiamo!!!

giovedì 28 novembre 2013

La biodiversità salverà l’Olona e i fiumi lombardi

Ancora troppi problemi per un fiume inquinato e con consumi di suolo da record sulle sue rive


La biodiversità salverà l’Olona e i fiumi lombardi. La natura infatti, nonostante il pessimo lavoro dell’uomo, non ha mai smesso di credere in questo corso d’acqua perché lungo il fiume vivono e resistono tante specie di animali e uccelli: dalla faina al tasso, dal picchio rosso maggiore al martin pescatore, dal gheppio al picchio verde, dai pipistrelli alle libellule e ai coleotteri nostrani, l’ecosistema dell’Olona continua a essere decisamente ricco. La presenza di una biodiversità quanto mai vivace è dimostrata dai recenti studi di un gruppo di lavoro dell’Università dell’Insubria che ha effettuato un monitoraggio da giugno a settembre nel tratto compreso fra Parabiago e Rho. Questa resistenza da parte della natura è decisamente straordinaria se si considera che ormai il 60% del territorio rivierasco è completamente urbanizzato e i vari centri abitati si fondono in un’unica immensa città, grande quasi 12 mila ettari: una gigante “Olonia” con una superfice urbanizzata pari quasi alla metà di quella di Milano ma con una popolazione di circa 240 mila abitanti. Un abitante di “Olonia” consuma quindi 3 volte il suolo di un cittadino milanese, con gravi conseguenze per lo stato di salute del fiume, per la sicurezza idrogeologica e per la sopravvivenza della biodiversità
Sulla base di questi dati è nato il progetto: “L’Olona entra in città: ricostruzione del corridoio ecologico fluviale nel tessuto metropolitano densopromosso da Comune di Rho e Legambiente e con la partecipazione di un pool di esperti (Università dell’Insubria, Iridra, Oikos e Idrogea) e finanziato da Fondazione Cariplo. Il progetto prevede la redazione di uno studio di fattibilità per la realizzazione di un corridoio ecologico nel territorio dell'Olona alto milanese e per consolidare il PLIS del Basso Olona, individuando i varchi di accesso per la biodiversità alle foreste pedemontane, agli habitat del Ticino, al Parco Agricolo Sud e alla città di Milano.
Il team al lavoro sull’Olona ha presentato i contenuti del progetto e i primi risultati delle indagini ecologiche questa sera a Parabiago. All’incontro hanno partecipato il rappresentante del Parco dei Mulini, Raul del Santo, Gianluigi Forloni, assessore all'ecologia del Comune di Rho, Damiano Di Simine, Legambiente Lombardia, Barbara Raimondi di Idrogea e Francesco Bisi di Oikos. Durante l’iniziativa verranno esposti i dati contenuti nella "Guida "Olona da Vivere", dove è citata anche Iniziativa21058
L’Olona continua a registrare giudizi decisamente negativi: da Varese a Lainate la qualità delle acque non ottiene praticamente mai la sufficienza, collezionando quasi ovunque voti che vanno dallo “scarso” al “cattivo”. Più della metà dei carichi organici inquinanti, nel tratto tra Castiglione e Rho, deriva da scarichi non depurati: fogne che immettono acque luride direttamente nel fiume e nei suoi affluenti Questo perché mancano ancora i collettamenti ai depuratori o perchè gli scolmatori di piena riversano acque reflue non trattate anche in condizioni di tempo asciutto. Peggio stanno solo i principali affluenti dell’Olona, il Lura e Bozzente che a Rho, dove confluiscono, provocano un pesante peggioramento dello stato ambientale del fiume che registra così uno stato di qualità che viene definito “pessimo”. Questi sono alcuni dei dati contenuti nella Guida “Olona da Vivere” che fotografa una situazione sul fiume in cui il 50% dei depuratori sull'Olona presenta anomalie o malfunzionamenti rilevati da Arpa (ben 10 depuratori sui 20 presi in esame per il bacino Olona-Lura-Bozzente). Problema che riguarda anche il depuratore di Varese che ha serie difficoltà nella rimozione dei carichi di azoto ammoniacale, e alcuni degli impianti del medio-basso Olona che risultano non conformi per i carichi organici, per il fosforo e l'azoto.

“Restituire dignità ecologica e paesaggistica all’Olona e al suo territorio è una sfida non meno impegnativa di quella del risanamento idrico – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia -. Per farlo è necessario un grande impegno collettivo, ma anche, e soprattutto, la coerenza degli atti urbanistici che devono assumere la priorità della salvaguardia del suolo libero rispetto ad ogni trasformazione”.





domenica 24 novembre 2013

Eppure, c'è un' Italia che FA l' Italia


Delle nostre cose o non ne abbiamo parlato o ne abbiam parlato con insensato disprezzo e con più insensata lode. Se incominceremo a parlar delle nostre cose con ragione e dignità forse troveremo mille volte motivi di renderci migliori e non mai di crederci pessimi. Vincenzo Cuoco (Il Giornale Italiano 1804)



mercoledì 20 novembre 2013

Confronto per un rilancio economico della Valle Olona

Il Comune di Castellanza, in collaborazione con l'assoziazione Ecomuseo della Valle Olona organizzano il convegno Confronto per un rilancio economico della Valle Olona.
Con la partecipazione dei rappresentanti politici, economici, sociali del territorio.

Sabato 23 Novembre 2013  Ore 14.30 
Aula Magna Istituto Universitario in Scienze della Mediazione linguistica 
Via Pomini 13 – Castellanza


Nel frattempo guardate i luoghi conosciuti e non della Nostra Valle Olona






lunedì 18 novembre 2013

Se si insegnasse la bellezza alla gente...



Gli stabilimenti Olivetti a Pozzuoli, il Museo dell'Olocausto nella Risiera di San Sabba a Trieste, il Parco Archeologico di Selinunte a Trapani, il Museo della Memoria a Bologna, l'Auditorium dell'Aquila. Le Architetture Resistenti, come l'acqua, la terra e l'aria che respiriamo, fanno parte del nostro quotidiano e ci aiutano a vivere meglio. Sono militanti, coraggiose, visionarie, celebrano la voglia di resistere: al fascismo, alla speculazione, all'economia selvaggia, all'ingiustizia, alla devastazione dell'ambiente, alla barbarie. Rifiutano la spettacolarizzazione e la monetizzazione della realtà, la concezione degli architetti come divi dello spettacolo, la moda effimera e superficiale. Ritrovano etica e creatività, diritti e innovazione, bellezza e futuro, partecipazione e consapevolezza, l'idea di un'architettura come mezzo e non come fine, o forse solo come bene comune.
“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà.” - Peppino Impastato



Ieri è morta la scrittrice premio Nobel Doris Lessing. 
Vogliamo ricordarla con una citazione tratta da «Le prigioni che abbiamo dentro. Cinque lezioni sulla civiltà»:

«È spaventoso vivere in un'epoca come la nostra in cui è
 difficile pensare all'essere umano come a una creatura 
raziocinante. Dovunque ci volgiamo vediamo brutalità, 
stupidità, tanto che sembra che non ci sia altro che questo –
 ovunque una discesa nella barbarie, una discesa che non 
siamo in grado di controllare. Ma io credo che, se è vero che
 c'è un generale peggioramento, è proprio perché le cose 
sono così spaventose che ne restiamo ipnotizzati, e non 
registriamo – o se registriamo, minimizziamo – le forze 
altrettanto potenti che si muovono nella direzione opposta, 
cioè in quella della ragione, della saggezza e della civiltà».


Questo libro raccoglie un ciclo di lezioni che vennero trasmesse per la prima volta in cinque puntate nel programma radiofonico canadese "Ideas", nel 1985. La scrittrice, resa celebre dalle sue opere narrative, si rivela in questi brevi saggi capace anche di lucidissime analisi socio-antropologiche. Dove finisce la nostra libertà e dove comincia quella del vicino? Passando dal ricordo delle sue esperienze di bambina nella Rhodesia del Sud alle riflessioni sulle dinamiche di gruppo nell’era della comunicazione di massa, la Lessing ci racconta del sottile filo che separa l’esercizio della libertà da quello della brutalità, di un pericoloso ritorno al primitivo che caratterizza i rapporti individuali, il dibattito politico e le relazioni internazionali nella nostra epoca.

venerdì 15 novembre 2013

Con un'Italia che fa l'Italia...

Per combattere la crisi, un pezzo rilevante dell’economia italiana punta sulla #Greeneconomy

Dall’edilizia all’agricoltura, dall’automazione alla chimica farmaceutica a quella verde alla meccatronica: tutti campi in cui, proprio grazie all’innovazione ambientale, le imprese italiane primeggiano nel mondo, e fanno meglio anche della Germania. E’ questa la strada da seguire. Leggi l’articolo: http://bit.ly/HMemij



Con un'Italia che fa l'Italia...

Un Bonomi assolutamente condivisibile e coerente con#GreenItaly



Un ruolo importante per la cultura. 

Si affaccia l’idea che, nell’impegno a trovare altri parametri da affiancare al tradizionale prodotto interno lordo (PIL) per misurare oltre al benessere materiale anche quello immateriale, si possa utilmente includere il riferimento al “capitale culturale”. 

Questo concetto è stato introdotto nella letteratura economica da David Throsby nel 2001 per mettere in luce come la cultura svolga un ruolo importante per uno sviluppo socio-economico qualitativamente superiore di un territorio, area vasta, circoscritta o centro urbano che sia.

Nel capitale culturale coesistono la dimensione tangibile della cultura, composta da opere d’arte, manufatti artistici, musei, monumenti ed edifici di valore artistico e architettonico, per la quale il valore di asset è piuttosto evidente, e quella intangibile derivante dall’insieme delle idee degli atteggiamenti, simboli, credenze, usi e costumi, valori e tradizioni comuni o condivisi di una società o di un gruppo a essa appartenente. Entrambe le dimensioni entrano a pieno titolo nella produzione di quei beni basati sulla creatività e sulla attività intellettuale che rappresentano la chiave per la valorizzazione delle risorse locali e dunque della crescita economica e che, nonostante lo spirito universale della cultura, sono anche sempre fortemente legati a un luogo preciso.




venerdì 1 novembre 2013

La gente del Libro



QUANDO a marzo ha abbassato per l'ultima volta le saracinesche della libreria nel centro di Busto Arsizio, Francesca Boragno, famiglia di librai dal 1911, ha visto scorrere davanti a sé la storia di tre generazioni. Un'altra libreria storica all'ultimo capitolo, stesso rischio che a Milano sta correndo la Bocca, la più antica d'Italia.
«Abbiamo lottato e perso contro i punti vendita delle grandi catene. Ma non poteva finire così», spiega mentre le luci dei locali nel centro di Busto stanno per riaccendersi: il tribunale ha accordato lo scorporo di una parte dell'azienda dalla procedura di concordato preventivo e la "Boragno" è pronta a ripartire grazie all'azionariato popolare. «Mi hanno detto che era un progetto romantico. Invece abbiamo trovato venticinque soci, tutti alla pari. E presto potrebbero diventare trenta», dice prima di mettere in fila i grandi nomi ospitati in passato nell'ex sala da cinema, da anni parte della libreria. L'ultima, Inge Feltrinelli; più in là nel tempo, Tiziano Terzani. «La nostra storia sia un esempio. Le librerie sono memoria e storia, non possono chiudere».
Ventuno chilometri più a ovest, Saronno. Giulio e Carla, soci di Pagina 18, dopo cinque anni di attività, lo scorso marzo hanno deciso: «Rilancio o morte. Con un punto vendita di una grande casa editrice vicino al vecchio negozio, rischiavamo di affogare».
Pagina 18 è diventato un centro culturale che ha fatto rivivere gli spazi di un'altra storica libreria ormai chiusa, la Palomar. «Servivano 90mila euro, non li avevamo». È partito l'azionariato popolare: «In quarantacinque giorni abbiamo trovato trentacinque nuovi soci. Inaugurazione a luglio, nelle ultime due settimane abbiamo ospitato otto eventi. Si chiama libro, si legge amore». (da Repubblica)

La Fabbrica


ex Fabbrica OLIVETTI di Pozzuoli

“Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi soltanto nell’ indice dei profitti? Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica?”
Così parlava Adriano Olivetti inaugurando lo stabilimento di Pozzuoli... come un dirigente cosciente delle proprie responsabilità e determinato a farvi fronte”.


giovedì 31 ottobre 2013

Segni di Risveglio

Il territorio attraversato dall'Olona sta dando segni di risveglio, oltre alle iniziative passate e prossime che potete trovate qui: http://iniziativa21058.blogspot.de/2013/10/prossime-inizitive.html, segnaliamo  una piccola idea che sta sempre più coinvolgendo la Valle Olona :
il Fall foliage: http://iniziativa21058.blogspot.de/2013/10/fall-foliage-in-valle-olona.html 

In anteprima pubblichiamo le ultime foto inviate da Claudia Rossini e Cristina Selmo





by Claudia Rossini




by Cristina Selmo

lunedì 28 ottobre 2013

L’Italia deve fare l’Italia


“L’Italia è in crisi, una crisi profonda e drammatica. Ma non è un paese senza futuro”. Fondazione Edison, Unioncamere e Symbola non ci stanno a sentir parlare di declino, e a chi sostiene la tesi di un Paese che ha perso competitività rispondono con un manifesto, al quale hanno già aderito esponenti del mondo economico e imprenditoriale

Manifesto “Oltre la crisi”
L’Italia deve fare l’Italia

L’Italia è in crisi, una crisi profonda e drammatica. Ma non è un paese senza futuro. È molto popolare, in patria e all’estero, la tesi del nostro inarrestabile declino: che manca però del sostegno dei fatti, fa torto a chi lavora, fa danno al Paese e distoglie dai veri problemi da risolvere.
Nessuno lo nega, siamo zavorrati da guai che vengono da lontano, e che vanno ben oltre il debito pubblico: le diseguaglianze sociali, l’economia in nero, quella criminale, il ritardo del Sud, una burocrazia spesso persecutoria e inefficace. La crisi mondiale si è innestata su questi mali, incancrenendoli. Rimediare non sarà facile. Ma non è impossibile, se non ci lasciamo ipnotizzare dalla retorica dell’apocalisse.
Il giudizio negativo sull’Italia nasce da un clima di enorme, e pericolosa, confusione. È confusa l’opinione pubblica interna, trascinata in un cronico stato di pessimismo e frustrazione. C’è confusione tra gli addetti ai lavori, e tra gli osservatori e gli investitori stranieri, inclini a fare proprio questo giudizio, infondato ma senza appello. Tutto ciò, ovviamente, porta grave detrimento per la nostra immagine internazionale. E rende difficilissima la stessa diagnosi dei mali del Paese: col rischio che vengano formulate ricette non adeguate per porvi rimedio.
La tesi del declino è supportata principalmente dalle pessime performance del Pil nazionale. Che però non fa distinzione tra un mercato interno prostrato dalla crisi e dall’austerità, e le ottime prestazioni internazionali delle imprese, del turismo e dell’agroalimentare. Siamo uno dei più grandi esportatori al mondo - soprattutto grazie ai nostri distretti - siamo una delle mete turistiche preferite del nuovo turismo mondiale. Ha le sue radici in questa difficoltà degli indicatori economici tradizionali (come le dinamiche delle quote di mercato nell’export mondiale) a cogliere i mutamenti in atto nel nostro Paese – difficoltà acuita dai rivolgimenti epocali avvenuti nel decennio: la crescente concorrenza dei paesi emergenti e la grande recessione. E si alimenta della divaricazione crescente tra i risultati eccellenti ottenuti meritoriamente sul campo dalla aziende nazionali e il deterioramento del sistema paese.
Quello che da questa confusione non emerge, invece, sono due tendenze molto positive: due ponti lanciati verso il futuro che fanno carta straccia delle profezie negative, e indicano una rotta, la via per restituire coraggio e convinzione agli italiani.
La prima. L’Italia non è una delle vittime della globalizzazione, anzi: ha profondamente modificato la sua specializzazione internazionale, modernizzandola e ‘sincronizzandola’ con le nuove richieste dei mercati. Abbiamo saputo costruire valore aggiunto in settori – quelli tradizionali del made in Italy: il tessile-abbigliamento, le calzature, i mobili, la nautica - in cui ci davano per spacciati a causa della concorrenza dei paesi emergenti. E abbiamo creato nuove specializzazioni, come nella meccanica - oggi di gran lunga il settore più importante per surplus commerciale con l’estero - nei prodotti innovativi per l’edilizia, nei mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli e nella chimica – farmaceutica. Si spiega così il fatto che nel 1999 il nostro Paese era quinto nell’UE-27 per saldo commerciale normalizzato nei manufatti, e nel 2012 è salito al terzo posto.
La seconda tendenza: proprio grazie a questa nuova specializzazione - mentre la recessione globale e l’austerità facevano crollare la nostra domanda interna, e con essa Pil e occupazione - le imprese italiane hanno registrato eccellenti performance sui mercati internazionali. Tra ottobre 2008 e giugno 2012 il fatturato estero dell’industria italiana è cresciuto più di quello tedesco e francese (Eurostat). Nel 2012 siamo stati tra i soli cinque paesi al mondo (con Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud) ad avere un saldo commerciale con l’estero superiore ai 100 miliardi di dollari (per i manufatti non alimentari). Su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) nel 2011 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 946 casi.
Se puntiamo la lente sui paesi extra Ue - i mercati più promettenti, quelli su cui si deciderà il futuro del commercio mondiale - questa Italia ‘in declino’ è il secondo paese dell’UE, dopo la Germania, per surplus commerciale nei manufatti non alimentari (con un attivo di 63 miliardi di euro nel 2012). Mentre, appunto, sul mercato domestico domanda e produzione crollavano per ragioni che, evidentemente, nulla hanno a che vedere con la competitività delle imprese.
Non solo l’export sfata i luoghi comuni sbandierati dalla propaganda declinista. Il settore italiano del turismo è additato come uno dei protagonisti della nostra inevitabile uscita di scena. Di vero c’è, ancora una volta, che la crisi economica ha imposto tagli pesanti alle spese degli italiani. Ma l’afflusso di stranieri è in aumento. Se dismettiamo indicatori approssimativi (come quello degli arrivi di turisti internazionali, falsato dalla presenza di grandi hub internazionali e dai viaggi di lavoro), scopriamo che l’Italia, che per numero di pernottamenti di turisti stranieri è seconda in Europa soltanto alla Spagna, è addirittura il primo paese europeo per i turisti extra-UE (con 54 milioni di notti). Siamo la meta preferita per i visitatori da Cina, Giappone e Brasile; siamo alla pari con la Gran Bretagna per le provenienze dagli Stati Uniti; secondi per arrivi da Canada, Sudafrica, Australia, Russia.
Davvero ardito, dunque, parlare di un paese sul viale del tramonto. Non siamo una nazione di macerie e di cittadini rassegnati. Sappiamo competere, invece.
Allora, piuttosto che le sirene del declino dobbiamo prestare attenzione al messaggio e alle richieste dei tanti protagonisti di questo made in Italy rinnovato. Che stanno affermando un modello di sviluppo nuovo, ma perfettamente in linea con la grande vocazione nazionale: la qualità. Dove la bellezza è un fattore produttivo determinante e la cultura, sposata magari alle nuove tecnologie, un incubatore d’impresa. Una via italiana alla green economy in cui l’innovazione è un’attitudine che investe anche le attività più tradizionali - dove le eccellenze agroalimentari sono un volano per l’artigianato e il turismo, e viceversa – le cui straordinarie materie prime sono la qualità della vita, la coesione sociale, il capitale umano, i saperi del territorio.
Da qui dobbiamo ripartire, dal nostro irripetibile “ecosistema produttivo”. Dalla qualità, da questa via tutta italiana alla green economy. Incentivando la ricerca, l’ICT e l’innovazione non solo tecnologica ma anche organizzativa, comunicativa, di marketing. Sostenendo, con azioni di sistema, gli sforzi di internazionalizzazione del nostro manifatturiero, delle filiere culturali e turistiche. Con una politica industriale che faccia perno sulla valorizzazione dei nostri pilastri - manifattura, turismo, cultura, agricoltura – e indichi proprio nella sostenibilità e nella green economy la via da seguire. E con una politica fiscale conseguente, che sposti la tassazione dal lavoro verso il consumo di risorse, la produzione di rifiuti, l’inquinamento. Che incentivi la formazione, l’inclusione sociale e il contributo dei giovani e delle donne alla società e all’economia italiane. Che sostenga gli investimenti per competere nell’economia reale a scapito di quelli per fare speculazione sui mercati finanziari. Dove la burocrazia cessi finalmente di essere un freno per le imprese. Le aziende più piccole vanno accompagnate a lavorare di più in rete o in consorzio. Il turismo potrebbe intercettare più viaggiatori stranieri se l’Italia avesse migliori infrastrutture di trasporto e logistiche, se gli aeroporti italiani fossero meno periferici nelle tratte intercontinentali. Se lo sforzo promozionale dell’immagine dell’Italia all’estero non fosse polverizzato e spesso inconcludente, se le strutture ricettive fossero ammodernate e messe in rete con le tante eccellenze (culturali, paesaggistiche, produttive) del Paese. La lotta all’illegalità, alla contraffazione e all’Italian sounding deve diventare una priorità imprescindibile. Come pure le misure per strutturare reti distributive più forti, anche all’estero. Né si può prescindere dal garantire liquidità all’economia nazionale. Per sostenere le famiglie e far ripartire i consumi interni. E per garantire alle aziende, anche grazie ad un nuovo ruolo della Cassa depositi e prestiti, il credito necessario a rilanciare gli investimenti.


L’Italia, insomma, ce la può fare. È semplicemente necessario che venga messa nelle condizioni di poter fare l’Italia.


Un patto per prendersi cura del territorio


martedì 22 ottobre 2013

L' Olona che risale


Da qualche anno a questa parte va finalmente registrata una nuova attenzione di cittadini, gruppi e anche istituzioni per il destino del fiume Olona e del territorio circostante, grazie a proposte, iniziative e progetti concreti.
 
Allo scopo di raccoglierne alcuni intorno ad un tavolo, Legambiente promuove un incontro pubblico a Malnate giovedì 24 ottobre alle 21.00 dall'evocativo titolo "L'Olona che risale. Segnali e idee per la rinascita del fiume e della sua valle". Ospitato nella sala consiliare del Comune, in via De Mohr, il convegno vedrà la partecipazione di Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia, Marta Rudello dell’ONG Africa 70, Daniele Demartini di Prothea srl, la giornalista ambientale Rosy Battaglia e i rappresentanti dei circoli Legambiente di Varese e Malnate Alberto Minazzi e Laura Balzan. Un appuntamento per fare il punto sullo stato di salute del fiume e scoprire gli obiettivi e l’utilità di esperienze come “Cittadini Reattivi”, “Progetto Gioviali”, “Sos Mulini” e “Olona da vivere”.

VERDEOLONA, verso Olona River Park 2030

Il programma del Workshop " VERDEOLONA, verso Olona River Park 2030 " rivolto ad Amministratori, Tecnici, Professionisti ...