giovedì 31 ottobre 2013

Segni di Risveglio

Il territorio attraversato dall'Olona sta dando segni di risveglio, oltre alle iniziative passate e prossime che potete trovate qui: http://iniziativa21058.blogspot.de/2013/10/prossime-inizitive.html, segnaliamo  una piccola idea che sta sempre più coinvolgendo la Valle Olona :
il Fall foliage: http://iniziativa21058.blogspot.de/2013/10/fall-foliage-in-valle-olona.html 

In anteprima pubblichiamo le ultime foto inviate da Claudia Rossini e Cristina Selmo





by Claudia Rossini




by Cristina Selmo

lunedì 28 ottobre 2013

L’Italia deve fare l’Italia


“L’Italia è in crisi, una crisi profonda e drammatica. Ma non è un paese senza futuro”. Fondazione Edison, Unioncamere e Symbola non ci stanno a sentir parlare di declino, e a chi sostiene la tesi di un Paese che ha perso competitività rispondono con un manifesto, al quale hanno già aderito esponenti del mondo economico e imprenditoriale

Manifesto “Oltre la crisi”
L’Italia deve fare l’Italia

L’Italia è in crisi, una crisi profonda e drammatica. Ma non è un paese senza futuro. È molto popolare, in patria e all’estero, la tesi del nostro inarrestabile declino: che manca però del sostegno dei fatti, fa torto a chi lavora, fa danno al Paese e distoglie dai veri problemi da risolvere.
Nessuno lo nega, siamo zavorrati da guai che vengono da lontano, e che vanno ben oltre il debito pubblico: le diseguaglianze sociali, l’economia in nero, quella criminale, il ritardo del Sud, una burocrazia spesso persecutoria e inefficace. La crisi mondiale si è innestata su questi mali, incancrenendoli. Rimediare non sarà facile. Ma non è impossibile, se non ci lasciamo ipnotizzare dalla retorica dell’apocalisse.
Il giudizio negativo sull’Italia nasce da un clima di enorme, e pericolosa, confusione. È confusa l’opinione pubblica interna, trascinata in un cronico stato di pessimismo e frustrazione. C’è confusione tra gli addetti ai lavori, e tra gli osservatori e gli investitori stranieri, inclini a fare proprio questo giudizio, infondato ma senza appello. Tutto ciò, ovviamente, porta grave detrimento per la nostra immagine internazionale. E rende difficilissima la stessa diagnosi dei mali del Paese: col rischio che vengano formulate ricette non adeguate per porvi rimedio.
La tesi del declino è supportata principalmente dalle pessime performance del Pil nazionale. Che però non fa distinzione tra un mercato interno prostrato dalla crisi e dall’austerità, e le ottime prestazioni internazionali delle imprese, del turismo e dell’agroalimentare. Siamo uno dei più grandi esportatori al mondo - soprattutto grazie ai nostri distretti - siamo una delle mete turistiche preferite del nuovo turismo mondiale. Ha le sue radici in questa difficoltà degli indicatori economici tradizionali (come le dinamiche delle quote di mercato nell’export mondiale) a cogliere i mutamenti in atto nel nostro Paese – difficoltà acuita dai rivolgimenti epocali avvenuti nel decennio: la crescente concorrenza dei paesi emergenti e la grande recessione. E si alimenta della divaricazione crescente tra i risultati eccellenti ottenuti meritoriamente sul campo dalla aziende nazionali e il deterioramento del sistema paese.
Quello che da questa confusione non emerge, invece, sono due tendenze molto positive: due ponti lanciati verso il futuro che fanno carta straccia delle profezie negative, e indicano una rotta, la via per restituire coraggio e convinzione agli italiani.
La prima. L’Italia non è una delle vittime della globalizzazione, anzi: ha profondamente modificato la sua specializzazione internazionale, modernizzandola e ‘sincronizzandola’ con le nuove richieste dei mercati. Abbiamo saputo costruire valore aggiunto in settori – quelli tradizionali del made in Italy: il tessile-abbigliamento, le calzature, i mobili, la nautica - in cui ci davano per spacciati a causa della concorrenza dei paesi emergenti. E abbiamo creato nuove specializzazioni, come nella meccanica - oggi di gran lunga il settore più importante per surplus commerciale con l’estero - nei prodotti innovativi per l’edilizia, nei mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli e nella chimica – farmaceutica. Si spiega così il fatto che nel 1999 il nostro Paese era quinto nell’UE-27 per saldo commerciale normalizzato nei manufatti, e nel 2012 è salito al terzo posto.
La seconda tendenza: proprio grazie a questa nuova specializzazione - mentre la recessione globale e l’austerità facevano crollare la nostra domanda interna, e con essa Pil e occupazione - le imprese italiane hanno registrato eccellenti performance sui mercati internazionali. Tra ottobre 2008 e giugno 2012 il fatturato estero dell’industria italiana è cresciuto più di quello tedesco e francese (Eurostat). Nel 2012 siamo stati tra i soli cinque paesi al mondo (con Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud) ad avere un saldo commerciale con l’estero superiore ai 100 miliardi di dollari (per i manufatti non alimentari). Su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) nel 2011 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 946 casi.
Se puntiamo la lente sui paesi extra Ue - i mercati più promettenti, quelli su cui si deciderà il futuro del commercio mondiale - questa Italia ‘in declino’ è il secondo paese dell’UE, dopo la Germania, per surplus commerciale nei manufatti non alimentari (con un attivo di 63 miliardi di euro nel 2012). Mentre, appunto, sul mercato domestico domanda e produzione crollavano per ragioni che, evidentemente, nulla hanno a che vedere con la competitività delle imprese.
Non solo l’export sfata i luoghi comuni sbandierati dalla propaganda declinista. Il settore italiano del turismo è additato come uno dei protagonisti della nostra inevitabile uscita di scena. Di vero c’è, ancora una volta, che la crisi economica ha imposto tagli pesanti alle spese degli italiani. Ma l’afflusso di stranieri è in aumento. Se dismettiamo indicatori approssimativi (come quello degli arrivi di turisti internazionali, falsato dalla presenza di grandi hub internazionali e dai viaggi di lavoro), scopriamo che l’Italia, che per numero di pernottamenti di turisti stranieri è seconda in Europa soltanto alla Spagna, è addirittura il primo paese europeo per i turisti extra-UE (con 54 milioni di notti). Siamo la meta preferita per i visitatori da Cina, Giappone e Brasile; siamo alla pari con la Gran Bretagna per le provenienze dagli Stati Uniti; secondi per arrivi da Canada, Sudafrica, Australia, Russia.
Davvero ardito, dunque, parlare di un paese sul viale del tramonto. Non siamo una nazione di macerie e di cittadini rassegnati. Sappiamo competere, invece.
Allora, piuttosto che le sirene del declino dobbiamo prestare attenzione al messaggio e alle richieste dei tanti protagonisti di questo made in Italy rinnovato. Che stanno affermando un modello di sviluppo nuovo, ma perfettamente in linea con la grande vocazione nazionale: la qualità. Dove la bellezza è un fattore produttivo determinante e la cultura, sposata magari alle nuove tecnologie, un incubatore d’impresa. Una via italiana alla green economy in cui l’innovazione è un’attitudine che investe anche le attività più tradizionali - dove le eccellenze agroalimentari sono un volano per l’artigianato e il turismo, e viceversa – le cui straordinarie materie prime sono la qualità della vita, la coesione sociale, il capitale umano, i saperi del territorio.
Da qui dobbiamo ripartire, dal nostro irripetibile “ecosistema produttivo”. Dalla qualità, da questa via tutta italiana alla green economy. Incentivando la ricerca, l’ICT e l’innovazione non solo tecnologica ma anche organizzativa, comunicativa, di marketing. Sostenendo, con azioni di sistema, gli sforzi di internazionalizzazione del nostro manifatturiero, delle filiere culturali e turistiche. Con una politica industriale che faccia perno sulla valorizzazione dei nostri pilastri - manifattura, turismo, cultura, agricoltura – e indichi proprio nella sostenibilità e nella green economy la via da seguire. E con una politica fiscale conseguente, che sposti la tassazione dal lavoro verso il consumo di risorse, la produzione di rifiuti, l’inquinamento. Che incentivi la formazione, l’inclusione sociale e il contributo dei giovani e delle donne alla società e all’economia italiane. Che sostenga gli investimenti per competere nell’economia reale a scapito di quelli per fare speculazione sui mercati finanziari. Dove la burocrazia cessi finalmente di essere un freno per le imprese. Le aziende più piccole vanno accompagnate a lavorare di più in rete o in consorzio. Il turismo potrebbe intercettare più viaggiatori stranieri se l’Italia avesse migliori infrastrutture di trasporto e logistiche, se gli aeroporti italiani fossero meno periferici nelle tratte intercontinentali. Se lo sforzo promozionale dell’immagine dell’Italia all’estero non fosse polverizzato e spesso inconcludente, se le strutture ricettive fossero ammodernate e messe in rete con le tante eccellenze (culturali, paesaggistiche, produttive) del Paese. La lotta all’illegalità, alla contraffazione e all’Italian sounding deve diventare una priorità imprescindibile. Come pure le misure per strutturare reti distributive più forti, anche all’estero. Né si può prescindere dal garantire liquidità all’economia nazionale. Per sostenere le famiglie e far ripartire i consumi interni. E per garantire alle aziende, anche grazie ad un nuovo ruolo della Cassa depositi e prestiti, il credito necessario a rilanciare gli investimenti.


L’Italia, insomma, ce la può fare. È semplicemente necessario che venga messa nelle condizioni di poter fare l’Italia.


Un patto per prendersi cura del territorio


martedì 22 ottobre 2013

L' Olona che risale


Da qualche anno a questa parte va finalmente registrata una nuova attenzione di cittadini, gruppi e anche istituzioni per il destino del fiume Olona e del territorio circostante, grazie a proposte, iniziative e progetti concreti.
 
Allo scopo di raccoglierne alcuni intorno ad un tavolo, Legambiente promuove un incontro pubblico a Malnate giovedì 24 ottobre alle 21.00 dall'evocativo titolo "L'Olona che risale. Segnali e idee per la rinascita del fiume e della sua valle". Ospitato nella sala consiliare del Comune, in via De Mohr, il convegno vedrà la partecipazione di Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia, Marta Rudello dell’ONG Africa 70, Daniele Demartini di Prothea srl, la giornalista ambientale Rosy Battaglia e i rappresentanti dei circoli Legambiente di Varese e Malnate Alberto Minazzi e Laura Balzan. Un appuntamento per fare il punto sullo stato di salute del fiume e scoprire gli obiettivi e l’utilità di esperienze come “Cittadini Reattivi”, “Progetto Gioviali”, “Sos Mulini” e “Olona da vivere”.

lunedì 21 ottobre 2013

LE ARCHITETTURE VOLUTE DA ADRIANO OLIVETTI PER LA FABBRICA E LA COMUNITÀ

Le fabbriche volute da Adriano Olivetti sono candidate a patrimonio dell'umanità. Oggi alle Officine H di Ivrea, ci sarà la prima presentazione ufficiale della Candidatura UNESCO di Ivrea città Industriale del XX secolo


Quelle fabbriche, quelle architetture volute da Adriano Olivetti per la fabbrica e la comunità - dichiara Laura Olivetti, Presidente della Fondazione Adriano Olivetti - sono oggi candidate a sito UNESCO e quindi a patrimonio dell’umanità. Un lavoro che la Fondazione Adriano Olivetti ha intrapreso per Ivrea affinché gli eporediesi avessero un’occasione per poter ripensare il loro futuro. Attraverso le architetture - prosegue Laura Olivetti - abbiamo voluto candidare un’idea, un modo di fare impresa, una capacità di innovare, un modello di sviluppo culturale, sociale ed economico. Oggi la lezione imprenditoriale e l’eredità culturale, politica spirituale di questa esperienza è dell’Italia, come ha recentemente affermato, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione dell’ inaugurazione dell’ anno scolastico.

Con la candidatura a Sito Unesco, - dichiara Carlo Della Pepa, Sindaco di Ivrea - la città di Ivrea punta non solo a valorizzare e tutelare il suo straordinario patrimonio di cultura industriale e architettonico del XX secolo, ma soprattutto a valorizzare quello che a tutt'oggi è un esempio unico di sviluppo capace di armonizzare le esigenze industriali, sociali, politiche ed economiche di un territorio. Ivrea è la testimonianza viva di come si possano conciliare sviluppo economico e interscambio dei valori umani, e il progetto della candidatura può rappresentare per Ivrea l'inizio di una nuova stagione e la realizzazione di una nuova visione. Grazie alla candidatura Unesco, noi vorremmo che proprio dalla città di Ivrea ripartisse questo messaggio positivo, soprattutto perché oggi più che mai abbiamo il dovere di rimettere al centro la persona affinché si possano delineare gli orizzonti che guideranno le future generazioni.

Con l’occasioneVi ricordiamo la fiction "Adriano Olivetti. La forza di un sogno" che andrà in onda lunedì 28 e martedì 29 su Rai1 in prima serata. 


mercoledì 16 ottobre 2013

La Fabbrica Recuperata

 
 
Dalla costruzione di tubi per i climatizzatori delle auto al riciclo dei rifiuti tecnologici, da operai disoccupati a imprenditori in cooperativa. E' la parabola di un pugno di ex dipendenti della Maflow, multinazionale della componentistica per auto, che dopo aver perso il lavoro a causa della chiusura della sede a Trezzano sul Naviglio, hanno deciso di reinventarsi un futuro occupando la fabbrica come spiega uno di loro, Michele Morini. "Abbiamo detto lavoro fuori non c'è, il lavoro lo inventiamo noi, quindi siamo tornati sulle ceneri della MaflowCosì è nato "Occupy Maflow" e l'idea di riappropriarsi dell'area industriale in cui sorgeva la fabbrica, ora nelle mani delle banche, in cui poi è nata Ri-Maflow: una cooperativa Onlus a cui partecipano una cinquantina di persone che si è dedicata al recupero, riciclo e smaltimento di apparecchiature elettriche; un'attività dalle prospettive buone dice uno dei lavoratori, Pietro Calvi, che insieme agli altri ha seguito anche dei corsi per specializzarsi nel settore. "Dalle nuove direttive europee entro il 2015 bisogna recuperare almeno il 45% dei rifiuti elettrici ed elettronici, siamo indietro in Italia quindi noi siamo la ciliegina sulla torta".La speranza è che si trovi un accordo per continuare ad occupare i capannoni abbandonati, ora recuperati, e che gli affari vadano bene tanto da permettere di riassumere tutti e 300 gli operai rimasti senza lavoro.
 
Ora questa storia è diventata anche un video della nostra amica Rosy Battaglia è tra i finalisti del premio per l'Informazione digitale de La Stampa
http://premiodigitale.lastampa.it/elenco-video/28-la-fabbrica-recuperata#.Ul5_LjnlCBG
 
“Dobbiamo riempire la fabbrica di cose buone” dice Michele Morini, ex-lavoratore della Maflow di Trezzano sul Naviglio (MI), che insieme ad altri 80 colleghi, dopo due anni di occupazione, ha deciso di “ri-creare” il proprio lavoro.Così tra i padiglioni deserti abbandonati dalla proprietà lo scorso dicembre, che solo nel 2007 era una multinazionale con 320 dipendenti, è nata, il 1 marzo 2013, RI-MAFLOW Cooperativa Sociale ONLUS, dedita alla riparazione di apparecchiature elettriche e elettroniche dismesse per associazioni, enti, scuole.
Il secondo step sarà recuperare le materie prime dallo smaltimento dei RAAE. In Italia tre quarti dei rifiuti tecnologici, dalle lavatrici ai computer, viene sottratto illegalmente dalle ecomafie, mentre per arrivare ai livelli virtuosi della Svezia dovremmo quintuplicare i volumi di riciclo.
Ma il progetto della “fabbrica recuperata” va oltre. Dalla creazione del gruppo di acquisto solidale “Fuori mercato” che si rifornisce dei prodotti del Parco Agricolo Sud Milano, all'ospitalità offerta ad artigiani ed artisti, all'organizzazione di eventi per rendere vivo quello che, altrimenti, sarebbe solo lo spazio vuoto di una delle tante aziende dismesse del nord Italia.

lunedì 14 ottobre 2013

da Olivetti a Marco Zamperini per un Futuro

Marco Zamperini non c'è più, e ci lascia l'ingombrante compito di inventare un altro grande pezzo di futuro, quello che avrebbe immaginato lui.

"Sono un "Technology evangelist" e non smetto mai di raccontare al mondo perché le aziende e le persone devono credere nella forza della Rete. Dopo un passato da surfer mi sono dedicato alle ICT, lavorando spalla a spalla con I.NET, il primo internet service provider italiano. Oggi sono Chief Innovation Officer presso NTT DATA ITALIA. Se Internet ha preso piede in Italia è anche un po' colpa mia".
Queste le parole che ha scritto nel suo profilo autore per il progetto "CheFuturo" nato da una idea sua e di Riccardo Luna a cui contribuiva con costanza, per rendere pubblica la vivacità innovativa dell'Italia (qui i suoi articoli).



Il ricordo di Riccardo Luna, primo direttore di Wired Italia e direttore di CheFuturo, progetto on line che racconta l'innovazione in Italia, di cui Zamperini era il principale contributore

Il ricordo di Luca de Biase, Giornalista e scrittore da sempre esperto della Rete e a lungo caporedattre di Nova 24 - il sole 24 Ore

il Cammino della Civiltà

“…Finalmente qualcuno in Italia (a parte la gloriosa Fondazione guidata dalla figlia Laura) si è ricordato di Adriano Olivetti lo Steve Jobs italiano (ma sarebbe più esatto dire che Steve Jobs fu l’Adriano Olivetti americano, tanto per mettere le cose nel loro giusto ordine), l’uomo che costruì il primo calcolatore elettronico in Italia…”, 




L’azione di Adriano Olivetti non finisce nel 1960, con la sua scomparsa. La lezione imprenditoriale e l’eredità culturale, politica, spirituale è dell’Italia, come ha affermato il Presidente della Repubblica Napolitano, inaugurando l’anno scolastico 2013: “Investire nella ricerca, investire nel nuovo, è l’esempio che ci viene dal grande e illuminato imprenditore”. Da più di cinquant’ anni la Fondazione Adriano Olivetti tutela, promuove, divulga, progetta, interpreta e soprattutto attualizza il pensiero di Adriano Olivetti, sottraendolo all’alone di utopia in cui spesso lo si vuole avvolgere. In particolare, oggi, con l’impegno per la candidatura a sito Unesco delle architetture volute da Adriano per la fabbrica e la comunità, la Fondazione consegna alle nuove e prossime generazioni, un modello di impresa che ha unito armoniosamente i valori legati al lavoro e alla dignità della persona. La storia di Adriano Olivetti è raccontata nella biografia pubblicata in questi giorni dalle Edizioni di Comunità, marchio della Fondazione Adriano Olivetti e nuovo strumento di racconto nei nostri programmi di divulgazione e formazione.




La bellezza, insieme all’amore, la verità e la giustizia, rappresenta un’autentica promozione spirituale. Gli uomini, le ideologie, gli Stati che dimenticheranno una sola di queste forze creatrici, non potranno indicare a nessuno il cammino della civiltà.” (Adriano Olivetti, Il mondo che nasce)

domenica 13 ottobre 2013

Tra cibo e territorio, semplicemente Cultura...

La scelta di Iniziativa 21058 per i propri pranzi sociali si inserisce perfettamente in un percorso iniziato tanti anni fa da Mario Soldati e spiegato in questo bellissimo articolo di Maurizio Sentieri su Doppio Zero . Qui ne riprenddiamo alcuni spunti:

... Nella sua multiforme attività è stato anche di fatto l'inventore di un genere giornalistico e televisivo. Il suo Viaggo nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini è stato antesignano del reportage enogastronomico, a cavallo tra cibo e territorio, tra vini e confini, tra tradizioni e cultura alimentare o semplicemente cultura...Sì perché per Mario Soldati (come subito dopo per Veronelli ) la cultura alimentare è semplicemente cultura, le tradizioni nient'altro che una forma di linguaggio con cui una popolazione e il suo territorio si esprimono e in questo senso è una tradizione "sacra", da preservare e da tramandare (vale la pena di ricordare un concetto espresso da George Steiner, per il quale, a proposito delle lingue a rischio di estinzione, ogni lingua - quando è perduta - per quanto piccolissima sia la comunità che la parli è sempre la perdita di un modo di interpretare e "di vedere il mondo"). Ecco, in questo senso, l'attenzione di Soldati per il cibo e la tradizione non è mai nostalgia ma è sempre l'attenzione per i luoghi e per la gente, per l'umanità che di quel cibo e di quel vino non solo sono facitori o produttori ma ne sono tutt'uno, quasi in una sorta di complessiva alchimia della vita in ragione della quale non si può conoscere e apprezzare un elemento senza conoscere l'altro. E questo non come semplice dichiarazione di intenti; tra le conseguenze della lettura del libro:
Da leccarsi i baffi, memorabili viaggi in Italia alla scoperta del cibo e del vino genuino,


Almeno la si ha più chiara in una versione per così dire nobile, perché leggendo le pagine selezionate e riordinate nel volume (da una produzione letteraria distribuita in circa cinquant'anni), si comprende come il legame con il cibo, per un individuo come per una comunità, vada più in là della fame, del nutrimento, del gusto, del piacere, della memoria, della convivialità quantomeno della semplice enogastronomia (parola vuota almeno quanto è "tecnicamente" accettata), e si comprende come quel legame vada "oltre" attraversando tutte quelle componenti, dove la biologia incontra la storia (anche quella personale di ognuno di noi), dove la materia degli ingredienti sempre si contamina della materia ma anche dello "spirito" di un tempo, di un luogo e della sua popolazione.
Luoghi, tempi e umanità... sono del resto questi gli ingredienti principali (più dei cibi e dei vini) che il lettore incontra nelle pagine del libro. È poi un viaggio in un’Italia e in molte Italie, quelle delle regioni, con una relativa preferenza per l'area tra Liguria, Emilia e Toscana, quelle che il tempo forgiava nei mutamenti economici e sociali, soprattutto dagli anni sessanta e settanta per arrivare quasi ai nostri giorni (i primi contributi dei Viaggi raccolti nel libro sono degli anni cinquanta, l'ultimo è del 1989). Nelle scelte di Silverio Novelli e nelle parole di Giovanni Soldati, emerge un’Italia quasi sempre colta in bilico tra varietà e ricchezza di una tradizione secolare (del cibo, del paesaggio, dell'arte e della cultura) e la presenza di un progresso lucidamente percepito come inarrestabile ma mai minaccioso, una sorta di equilibrio in cui il peregrinare di Soldati è sempre "leggero", a proprio agio nella ricerca di un vino dimenticato come nei confronti della diversa umanità a cui va incontro.




 Ma soprattutto:... "Stupisce poi che ogni pezzo, costruito con sapienza giornalistica, ancora oggi sia perfettamente attuale perché in grado di lasciare al lettore la curiosità di una ricerca ulteriore, la suggestione viva di una pagina di storia, di un paesaggio... e quasi mai di un sapore."

VERDEOLONA, verso Olona River Park 2030

Il programma del Workshop " VERDEOLONA, verso Olona River Park 2030 " rivolto ad Amministratori, Tecnici, Professionisti ...