lunedì 18 novembre 2013

Se si insegnasse la bellezza alla gente...



Gli stabilimenti Olivetti a Pozzuoli, il Museo dell'Olocausto nella Risiera di San Sabba a Trieste, il Parco Archeologico di Selinunte a Trapani, il Museo della Memoria a Bologna, l'Auditorium dell'Aquila. Le Architetture Resistenti, come l'acqua, la terra e l'aria che respiriamo, fanno parte del nostro quotidiano e ci aiutano a vivere meglio. Sono militanti, coraggiose, visionarie, celebrano la voglia di resistere: al fascismo, alla speculazione, all'economia selvaggia, all'ingiustizia, alla devastazione dell'ambiente, alla barbarie. Rifiutano la spettacolarizzazione e la monetizzazione della realtà, la concezione degli architetti come divi dello spettacolo, la moda effimera e superficiale. Ritrovano etica e creatività, diritti e innovazione, bellezza e futuro, partecipazione e consapevolezza, l'idea di un'architettura come mezzo e non come fine, o forse solo come bene comune.
“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà.” - Peppino Impastato



Ieri è morta la scrittrice premio Nobel Doris Lessing. 
Vogliamo ricordarla con una citazione tratta da «Le prigioni che abbiamo dentro. Cinque lezioni sulla civiltà»:

«È spaventoso vivere in un'epoca come la nostra in cui è
 difficile pensare all'essere umano come a una creatura 
raziocinante. Dovunque ci volgiamo vediamo brutalità, 
stupidità, tanto che sembra che non ci sia altro che questo –
 ovunque una discesa nella barbarie, una discesa che non 
siamo in grado di controllare. Ma io credo che, se è vero che
 c'è un generale peggioramento, è proprio perché le cose 
sono così spaventose che ne restiamo ipnotizzati, e non 
registriamo – o se registriamo, minimizziamo – le forze 
altrettanto potenti che si muovono nella direzione opposta, 
cioè in quella della ragione, della saggezza e della civiltà».


Questo libro raccoglie un ciclo di lezioni che vennero trasmesse per la prima volta in cinque puntate nel programma radiofonico canadese "Ideas", nel 1985. La scrittrice, resa celebre dalle sue opere narrative, si rivela in questi brevi saggi capace anche di lucidissime analisi socio-antropologiche. Dove finisce la nostra libertà e dove comincia quella del vicino? Passando dal ricordo delle sue esperienze di bambina nella Rhodesia del Sud alle riflessioni sulle dinamiche di gruppo nell’era della comunicazione di massa, la Lessing ci racconta del sottile filo che separa l’esercizio della libertà da quello della brutalità, di un pericoloso ritorno al primitivo che caratterizza i rapporti individuali, il dibattito politico e le relazioni internazionali nella nostra epoca.

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