venerdì 25 aprile 2014

Che cos’è il debate?

Il Debate è ’ una disciplina affermata da tempo nel mondo anglosassone, con insegnante e materia dedicati. In Italia rappresenta  una novità assoluta.

L' ITE Enrico Tosi ne ha fatto esperienza partecipando alle diverse edizioni del World School Forum, che ogni anno sviluppa il tema assegnato agli studenti utilizzando le regole e le tecniche del “debate”.

L’oggetto di studio è il pubblico dibattito, svolto con tempi e regole precise, in cui due squadre di studenti difendono opinioni opposte, sul modello di in dibattito parlamentare o di un processo.

Due formatori della Padma Bhavan Senior Secondary School di Chennai in India hanno fatto scoprire come l’arte della discussione e del dialogo, fondata dagli antichi greci e romani, è di straordinaria attualità nel mondo della comunicazione globale e interattiva.

La Finalità del corso è stata quella di fornire agli studenti le tecniche e le strategie per gestire un dibattito, sapere parlare in pubblico, difendere le proprie opinioni, sapere rispondere alle accuse o alla controparte, sapersi documentare, privilegiando il lavoro di gruppo e la nascita dello  spirito di gruppo. Il corso ha favorito lo sviluppo del pensiero critico, della comunicazione efficace, del lavoro collaborativo, delle capacità di argomentazione.

Per vincere un dibattito occorre un lavoro di squadra e così si sviluppano anche le capacita di lavorare in team e la creatività, indispensabile per trovare argomenti non convenzionali  e convincenti.

Il confronto ha  avuto anche il supporto di IDEA (International Debating Educational Association) che raggruppa più di 800 circoli di debating presenti in tutte le più importanti scuole del mondo.

Tra le prime 20 istituzioni associate vi sono Yale, Cornell, Oxford, Cambridge, Trinity College Dublin, London School of Economics, McGill Montreal, Harvard.

Purtroppo, pur essendo la retorica e la dialettica patrimonio diretto della civiltà greco-romana, in nessuna istituzione italiana sono attive iniziative di debate che dunque rappresenta una novità assoluta per la scuola italiana e che ha portato a sviluppare tra gli studenti competenze  fondamentali tra le quali:

  • Ascoltare attivamente;
  • Fondare e motivare i propri argomenti
  • Accrescere la propria creatività per trovare argomenti non convenzionali e convincenti che migliorano la capacità di esposizione e di argomentazione.
  • Sviluppare flessibilità per sostenere una posizione che può non essere quella propria
  • Migliorare la propria apertura mentale per accettare la posizione degli altri
  • Lavorare in gruppo per definire le tecniche e le strategie argomentative e di ricercare e selezionare fonti e testimonianze;
  • Parlare in pubblico e a differenziare il proprio intervento di fronte a vari tipi di pubblico
  • strutturare un discorso logico, coerente ed efficace le proprie argomentazioni finalizzate alla  persuasione

Ma soprattutto dal punto di vista educativo il “debate”


  • Favorisce l’acquisizione della consapevolezza delle responsabilità,  dei diritti  e dei doveri che implica  l’essere membro di una comunità
  • Aiuta sviluppare il processo democratico all’interno di una comunità
  • Rivela prospettive alternative e incoraggia il rispetto per il punto di vista dell’altro
  • Insegna a valutare le informazioni in modo critico e a decifrare e valutare in modo coerente le tematiche di natura sociale e politica
  • Sviluppa i valori dell’educazione alla Cittadinanza e alla Costituzione

Sembra proprio che sia ora di fare un DEBATE anche a Solbiate

lunedì 14 aprile 2014

Melting-pot

Il racconto solbiatese che si è aggiudicato il Premio speciale della giuria "Un fiore per Aldamaria"
al Concorso nazionale PREMIO AVA


La sveglia mi riporta alla realtà: velocemente mi vesto, cercando qua e là alcuni dei miei strambi indumenti sparsi per tutta la stanza. Il mio nome è Clio, 23 anni, aspirante giornalista in evoluzione. Mi ero ripromessa di lasciare in Italia queste mie “sane” abitudini, ma New York stessa è una città caotica e confusionaria, piena di vita e ingegno e il mio mini appartamento non è che una New York in miniatura. La disposizione caotica di elementi e mobili ne richiama angoli caratteristici come l’Empire State Building o un sentiero di Central Park. Mi precipito nel mondo urbano e, per alcuni istanti, mi perdo in quella massa di gente, fatta di microcosmi umani, ciascuno dei quali avvolto dal mondo dei suoi pensieri confusionari che, però, si muove in modo sincrono, quasi danzante, come ad eseguire note musicali di uno spartito che è però a loro sconosciuto. A volte, in questo insieme incasinato e frenetico, ma allo stesso tempo dolce, si può cogliere la singolarità di un pensiero e allora mi compare spontaneamente un sorriso. Amo New York, la mia nuova vita, la mia indipendenza, la scoperta e l’avventura, eppure ogni tanto le mie radici italiane si agitano ed è come se nella mente, lentamente, dilagasse un mal di pancia, mi mancano i sapori e i colori, tutto quel romanticismo tipicamente italiano.
Come ogni mattina mi preparo al viaggio che mi porterà alla redazione del giornale dove lavoro. No! Purtroppo non ancora come inviata speciale, ma confido che il mio sogno di diventare la number one prima o poi si realizzerà; l’ottimismo non mi manca mai, comunque, per ora, mi sento straordinariamente felice di sperimentare l’oltre che la vita mi offre, anche se a volte questo oltre mi spaventa a morte. Guardo il paesaggio urbano che scorre velocemente al di là del finestrino del tram e ogni giorno è come se i miei occhi scattassero miriadi di foto, particolari della folla, dell’ambiente, elementi, accenni fugaci.
Improvvisamente l’attenzione si fissa su una piccola foto in bianco e nero abbandonata su un sedile, una foto che ritrae probabilmente un paesaggio, ma sembra racchiudere in sè anche tutto il senso di una vita, sembra un reperto, uno strano reperto. La mia curiosità mi spinge a farmi largo tra i passeggeri e a raccoglierla. Stranamente raffigura un paesaggio a me noto: un borgo italiano conosciuto per una festa a ricorrenza annuale, la Festa dei Ceri di Gubbio, a cui ero solita andare con la nonna. Quello che conta veramente è, però, l’indirizzo newyorkese scritto in lingua italiana sul retro della foto.  Il mal di pancia mentale incomincia ad agitarsi e nella mia mente si aprono immagini. La curiosità iniziale di ciò che sembrava l’indizio di una possibile spy story si perde nel meandro romantico di ricordi di una vita che racchiude in sè solo la semplicità dello spirito italiano. Decido di scacciarla e ripongo la foto ingiallita nel fondo della mia borsa.
La giornata trascorre frenetica e avvolgente, racchiude in sè tutto il senso di una conquista, la mia emancipazione totale. In preda a un vortice di riflessioni di ogni genere, mi pento di aver invitato i miei nuovi amici a cena; distrattamente mi appresto a preparare qualcosa di semplice, mi accorgo che le mie mani stanno, in modo spontaneo e autonomo, cucinando un piatto di pasta al pomodoro. Mi ricordo della foto e completamente estranea dal trascorrere del tempo, traccio scenari, ipotizzo, per poi arrivare alla semplice conclusione che mi sarei recata all’indirizzo descritto.
L’indomani, una strana eccitazione mi pervade, non riesco a riordinare e ad organizzare i pensieri che, in preda a uno strano moto ondoso, si muovono nella mia mente e, come conchiglie, in modo disordinato, affiorano sulla spiaggia di un’ ansia interiore che si fa sempre più inquieta. Sono dinnanzi alla casa indicata nell’indirizzo: più che un moderno grattacielo, espressione di un’architettura futuristica, trovo un vecchio palazzo trasandato. La finestra è socchiusa e mi trovo a spiarne l’interno; il mio tentativo di individuare alcuni particolari si dissolve velocemente perdendosi nei profumi e nei sapori delle pietanze che si sono impadroniti della strada nei quali credo di riconoscere quelli tipici italiani che parlano di cucina casalinga. Entusiasta, suono il campanello e rimango di stucco, quasi impietrita, quando alla porta mi trovo di fronte un giovane ragazzo arabo, capelli folti e ribelli, corvini, magrezza spaventosa. Lentamente distinguo i profumi e i sapori che racchiudono una punta pungente di cipolla fritta e di spezie, unito al dolce del miele e della frutta secca. Il ragazzo, sicuramente, stava cucinando, ma non italiano. Tutto precipita, frana ed ora riesco a dare un volto a quella forma di inquietudine e d’ansia che non è altro che il desiderio di ritrovare qui a New York, l’ombelico del mondo, un piccolo anfratto d’Italia, un piccolo anfratto di me, del mio passato, qualcosa in cui riconoscermi, il mio ombelico. Sto per scusarmi, spiegando che probabilmente ho commesso un errore di indirizzo o persona, quando lui, indicando la foto che racchiudo nelle mani e abbandonandosi a un largo sorriso, mi parla. Stupore, parla un corretto e fluente italiano.  Mi invita a entrare e, contro ogni ragione logica, accetto. Mi rendo conto che in realtà non vi è nulla nel quale possa riconoscermi in quell’appartamento. Il ragazzo, che si chiama Irfan, è stranamente caloroso e disponibile.  Lentamente l’appartamento diventa familiare, il suo narrare mi porta in paesi, paesaggi e tramonti indefiniti. E’ come se ascoltassi, in una chiave più moderna e meno poetica, quasi rock, i racconti del libro delle Mille e una notte. Irfan è musulmano, eppure sembra appartenere molto più di me a quell’ombelico, nonostante vi abbia vissuto per pochissimo tempo, il necessario, come lui asserisce, per assorbirne, oltre alla lingua, l’essenziale, la vitalità, la quadratura del cerchio.
Non riesco a non frequentare Irfan, è come rinunciare ad una miscela cosmica che si riconosce scoppiettante ed euforica, in continua evoluzione, ma che sembra racchiudere nella propria galassia, stelle conosciute e complementari. Quasi quasi scambio questa sensazione con una forma di innamoramento, invece non è che quell’ombelico, la ricerca di quell’ombelico, l’ombelico stesso che non è altro che il personale divenire di ognuno di noi, il nostro crescere, mutare, aprirsi, in una risultante che è passato, presente e futuro, in dimensioni che non sono di paesaggio, tradizioni, sapori, emancipazione, ma che vivono e risiedono unicamente in noi stessi. Felice, salgo su una vecchia e datata moto, stretta ad Irfan, pronta a correre verso nuove ed entusiasmanti scoperte. (S.G.)

venerdì 11 aprile 2014

Olona, Scatto - Matto

Racconta il fiume dal tuo punto di vista!
Iniziativa promossa nell’ambito del progetto “L’Olona entra in città 

Olona, Scatto - Matto
        
Partecipa al nuovo concorso fotografico inviando la tua foto a Legambiente. C'è tempo fino al 10 maggio 2014. Qui sotto puoi scaricare il regolamento e il form di iscrizione.


Scarica il regolamento del concorso fotografico qui

Scarica il form di iscrizione al concorso qui



mercoledì 2 aprile 2014

Un bilancio finale riguardo il ciclo di laboratori “Don’t worry, be happy!”

Un bilancio finale riguardo il ciclo di laboratori “Don’t worry, be happy!”


Si è ormai concluso il ciclo dei laboratori creativo-linguistici intitolato “Don’t worry, be happy!”, svoltosi presso la Biblioteca Comunale di Solbiate Olona
 L’obiettivo principale è stato quello di avvicinare i bambini alle lingue, attraverso un approccio ludico, usando canali comunicativi a loro più congeniali.

La lingua straniera suscita sempre qualche timore e utilizzare un approccio ludico significa non solo incoraggiare un uso creativo della lingua, ma anche promuovere la comunicazione in un contesto favorevole e diversificato. Le diverse attività proposte (sia individuali, sia di gruppo) sono spesso servite a stimolare anche i bambini più timidi e introversi che, a poco a poco, sono riusciti a superare le loro paure, integrandosi perfettamente nel gruppo. Inoltre, in breve tempo, siamo riusciti a creare un gruppo di circa 25/30 bambini di età diverse che partecipava con entusiasmo ed energia a tutte le attività proposte in ogni laboratorio.


A fine percoso, sia bambini sia genitori ci hanno inviato nuovi commenti positivi e abbiamo deciso di condividerli sul nostro blog.

Ciao Rosella,
il corso che stai facendo è molto bello, divertente e nello stesso tempo istruttivo.
Spero che ci sarà tutti gli anni. Mi sono piaciuti tutti i tuoi laboratori ,ma quello di oggi è stato molto bello e ho scoperto tante cose nuove.
Ciao
Giorgia T.

Buongiorno,
sono la mamma di Matilde.
I vostri incontri/laboratori a mia figlia piacciono moltissimo e viene sempre con molto entusiasmo.
Purtroppo per sabato lei non potrà partecipare in quanto abbiamo già altri impegni.
Cordialmente ringrazio
Grazia

A me è piaciuta molto la scrittura giapponese.
Grazie.
Reeve


Sicuramente la vostra è un’ottima iniziativa, che io ho sempre caldeggiato. Vedere i ragazzi coinvolti in progetti che escono dai soliti canali come scuola, casa, oratorio credo sia molto stimolante per loro, anche per aprirsi a nuovi metodi, ritmi, mondi… riuscendo a divertirsi nel loro tempo libero con letture e lavori manuali senza TV, tablet o computer!
Serena ne è molto contenta, le piacerebbe la partecipazione di ragazzi magari un po’ più grandini… so che da parte loro pubblicizzano anche a scuola… infatti qualche nuova entrata mi risulta ci sia stata!
Il progetto delle lingue le piace tanto e poi a casa istruisce anche noi, nonni o amici con i nuovi termini che ha imparato!
Tra l’altro quest’anno, ormai alle medie, hanno una parte di programma basato sulla narrativa e la lettura espressiva… e prende voi come esempio quando si deve esercitare con la lettura a voce alta … la cosa mi ha fatto immenso piacere e ho avuto la conferma di come, a volte, piccole esperienze si rilevino molto importanti nel corso degli anni aiutando a superare con maggiore tranquillità situazioni che potrebbero risultare più impegnative e difficili solo perché mai sperimentate.
Grazie per il vs. impegno e speriamo i progetti mirati ai ns. ragazzi continuino!
Buon giornata,
Katia, mamma di Serena


Dato l’enorme successo, Caricaidee si augura di poter ripetere tale percorso anche in altri spazi.



                                                               A presto!

VERDEOLONA, verso Olona River Park 2030

Il programma del Workshop " VERDEOLONA, verso Olona River Park 2030 " rivolto ad Amministratori, Tecnici, Professionisti ...